Roma Capitale

Paracadutista si schianta dopo un volo di cento metri

Incidente Muore a 49 anni davanti agli amici Nella telecamera sul casco le immagini della tragedia

a.zavatta@iltempo.it È morto volando giù nel cielo di Roma a cento all’ora appeso al paracadute. Lo schianto, violentissimo, alle 16.20 di ieri sul prato dell’aeroporto dell’Urbe, ha ucciso sul colpo Andrea Fargnoli, fotografo e camerman. Immediata la chiamata al 118 da parte dei poliziotti in servizio nello scalo romano. Quando l’ambulanza è arrivata in via Salaria, i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del paracadutista. Fargnoli, una vita condivisa con la passione per il volo e i viaggi, era decollato con alcuni amici nel pomeriggio dal piccolo aeroporto in via Salaria. Un pomeriggio da trascorrere tra lanci di allenamento e aggiornamento delle tecniche per planare nel vuoto. Routine per un paracadutista esperto come lui. Poco dopo le 16 il decollo. Quindi il lancio insieme ad altri quattro compagni, esperti come lui. Per poi ridiscendere, librati dalle correnti, nei prati dell’area nord dell’aeroporto riservati ai patiti del volo. Nei primi minuti tutto è filato liscio. Il paracadute, come hanno poi raccontato gli amici alla Polaria di Ciampino che sta indagando sull’incidente, «si è aperto regolarmente». Fargnoli ha eseguito la manovra di avvicinamento allo scalo. Ma, inspiegabilmente, quando il cameraman si è trovato ad un centinaio di metri dal suolo, la velocità è aumentata. La «vela» a cui era appeso non è riuscita a frenare la caduta. Lui ha cercato disperatamente di manovrarla, probabilmente comprendendo la situazione di emergenza. Pochi, troppo pochi i secondi lasciati dal destino. Forse un errore di manovra. Un attimo dopo lo schianto, l’atterraggio dei colleghi e la telefonata al 118. Per far luce sulle cause dell’incidente e dei motivi che hanno impedito allo sventurato paracadutista di frenare la discesa gli investigatori hanno acquisito le immagini della telecamera che l’uomo aveva installato sul casco. Filmati che poi lui utilizzava per rivivere le emozioni e studiare nuove figure da comporre in volo con i compagni.

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