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"La mamma non c'è più" e il più piccolo si sente male

Carabinieri della scientifica nell'androne del palazzo in via Corvisieri 3

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In poco meno di duecento metri, da una piazzetta all'altra, ci sono tre bar dove scorre tutta la vita sociale del paese. Sono insolitamente silenziosi, persino bui. Ieri mattina non c'era il confuso vociare, il rumore delle tazzine, i sorrisi di fronte ai cornetti caldi. I caffè avevano tutti il sapore amaro della tragedia, e nessuno aveva voglia di alzare la voce più di tanto. Sgurgola era immersa nel lutto più profondo dopo la fine orribile di Piera Pronti, 46 anni, al suo primo giorno di lavoro a Roma, schiacciata da un ascensore mentre faceva le pulizie sulle scale di un palazzo in via Corvisieri. Un lavoro cercato con le unghie e con i denti, dopo la crisi della Videocon e la conseguente cassa integrazione per il marito. Il presente «nero», il futuro incerto; ecco perché quel lavoro non poteva essere rifiutato. Ecco perché di buon mattino Piera aveva deciso di fare quella sessantina di chilometri che dividono Sgurgola dalla capitale. Quell'incarico era indispensabile per mandare avanti la famiglia con tre figli, due bambini di 10 e 13 anni e una figlia appena maggiorenne. Invece il destino ha deciso di accanirsi contro chi era già «debole», strappando all'abbraccio dei suoi cari una donna da tutti ricordata come gentile, cordiale. Una bella persona, insomma, che non c'è più. E dirlo ai figli è stato difficile. La più grande lo ha saputo quasi subito, ai più piccoli la notizia è stata tenuta nascosta fino a tarda sera, poi le domande si sono fatte sempre più insistenti. I capricci andavano inevitabilmente incontro a una notizia devastante. I due bimbi erano stati portati a casa del vicesindaco Fabio Spaziani, che - al di là del ruolo istituzionale - con i suoi cari ha cercato di coccolarli e distrarli finché ha potuto, anche con l'aiuto di uno psicologo. Poi la verità è venuta fuori, e il bambino più piccolo si è sentito male tanto da richiedere l'intervento del medico del paese. Scene strazianti, quando il confronto con il destino scritto per ognuno di noi fa sentire totalmente impotente l'essere umano. Un dramma difficile persino da raccontare; impossibile da far accettare a un bambino. Ecco perché ieri mattina nessuno aveva voglia di parlare, ecco perché il dolore di una famiglia è diventato il dolore di un'intera comunità. Il Comune di Sgurgola ha già fatto sapere che starà vicino alla famiglia. La Procura ha «evitato» l'autopsia, e sta aspettando il referto dei vigili del fuoco per vedere se ipotizzare l'«omicidio colposo». La Asl - ispettorato del lavoro ha avviato un'inchiesta parallela. Nella classe dei figli della vittima ogni bambino con un fiore in mano. E quest'anno, per la Festa della Mamma, non ci sarà spazio per i sorrisi.

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