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Quel muro in mezzo alla strada

Disputa sull'uso di una via privata, un muro chiude via Leonardo Fibonacci

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Un muro in cemento, grigio, anonimo, beffardo divide Massimina. Quello di Berlino è caduto il 9 novembre 1989. La cortina di ferro di Roma è invece stata eretta il 12 giugno scorso. Non deve impedire ai residenti uscire, come il celebre The wall che separava la Germania Est dal resto dell'Occidente, quanto sbarrare la strada a chi vuole entrare in via Leonardo Fibonacci, spina dorsale del quartiere Massimina. «Il muro l'hanno fatto costruire gli inquilini del primo tratto della strada stufi del traffico che gli passava sotto le finestre - spiega Alberto Bottacchiari, portavoce dei residenti - Proprio qui accanto sono stati realizzati qualche anno fa i settecento villini del consorzio Giardini del Pescaccio. Ci vivono quasi duemila persone che utilizzano via Fibonacci per raggiungere il Raccordo anulare. Perché? Sulla carta l'insediamento avrebbe dovuto avere una propria via d'uscita. Nella realtà, la strada è stata sbarrata da un cancello nel 2001». Due anni fa il Tar del Lazio ne ha ordinato la riapertura. Ma, di fatto, è rimasta chiusa: sull'area destinata alla strada nel frattempo sono spuntati altri manufatti. Così agli inquilini dei Giardini del Pescaccio non è rimasto altro che infilarsi in via Fibonacci. Scatendo le ire di chi vi abita. Non di tutti, però. Soltanto di quelli che si sono ritrovati sotto le finestre il fiume di auto, camion e moto che scendeva dalle collinette con vista sulla campagna romana. Risultato? Una trentina di persone ha fatto erigere la barriera, riempita con calcinacci per impedirne lo sfondamento. Ovviamente loro negano. Ma il Muro è lì. «Per tornare a casa prima bastava percorrere un chilometro una volta usciti dal Gra - interviene Ernesto Camero, che in via Fibonacci ha trascorso una vita - Adesso 4.500 persone sono costrette ad allungare il tragitto di quattro chilometri, per poter entrare dall'altro capo della via». Incredibile ma vero! A Roma può accadere che qualcuno si prenda la libertà di chiudere una strada (privata sì ma aperta al pubblico transito!) e nessuno intervenga. Eppure le denunce non sono mancate. «Abbiamo segnalato la presenza della barriera ai vigili urbani e ai carabinieri», racconta Amore Cirulli, pure lui «al di là del muro». «Ne abbiamo informato il Comune di Roma, che ha convocato in Campidoglio «favorevoli» e «contrari» alla cortina in cemento ma finora nessuno l'ha fatta togliere seppure molti ne riconoscano l'irregolarità». Sabato scorso il presidente del XVI Municipio Fabio Bellini è andato a Massimina per vedere di persona ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato di trovare nel 2010: un quartiere a un tiro di schioppo da San Pietro diviso a metà da un muro alto due metri. Frutto di odii, ripicche e litigi culminati a fine aprile nella chiusura di via Leonardo Fibonacci con un pesante cancello in acciaio. «Siccome dopo le prime denunce alla polizia municipale quelli che non vogliono il traffico erano stati costretti a tenerlo aperto, il 12 giugno ci siamo svegliati e abbiamo trovato il muro», incalza Bottacchiari. Tutti obbligati, quindi, a fare il giro da via Casal Lumbroso. Pure i postini e le ambulanze. «La scorsa settimana - scrivono i residenti in una nota - uno degli inquilini delle abitazioni oltre la cortina è stato colpito da ictus. Medici e infermieri hanno dovuto allungare di quattro chilometri per arrivare dal Raccordo. Per un pelo sono riusciti a salvarlo». «Dobbiamo forse attendere che ci scappi il morto per veder demolita quell'assurda muraglia?», s'arrabbiano Ennio Torella e Barbara Olivieri. «Se ciò dovesse accadere ne chiameremo a rispondere il Comune». Il Muro rischia ora di creare una strozzatura che può far esplodere il traffico nell'intero Quadrante Ovest della Capitale.

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