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Toscana, nella regione rossa si inventano le quote per “donne, trans e non binari”

Foto: Lapresse

Christian Campigli
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Un bando per la formazione professionale con una quota di posti riservata alle «persone non binarie e transgender», che vengono equiparate alle donne come categoria da tutelare. È quanto accade in Toscana, nella Regione guidata da Eugenio Giani, che oltre a garantire il proprio patrocinio, finanzia interamente il suddetto progetto con 128mila euro. L’ultima deriva woke che rischia solo di creare nuove barriere. Negando che esistono (biologicamente) uomini e donne, al di là della disforia di genere e dei (legittimi e sacrosanti) gusti sessuali. La sinistra, sul tema dell’inclusione dei transgender, ha perso da anni la trebisonda. Così la Regione Toscana introduce le quote arcobaleno in un bando che riguarda il mondo del lavoro.

 

 

Per comprendere meglio la vicenda è necessario studiare il bando redatto dall’Agenzia Formativa Ambiente Impresa Scrl, accreditata presso la Regione Toscana, capofila di un progetto insieme al centro di formazione professionale Don Giulio Facibeni, Proforma società cooperativa impresa sociale e Alessandro Bini Srl. Si tratta di «un avviso pubblico per la concessione di finanziamenti ex art. 17 comma 1, della L.R. 32/2002, per progetti formativi finalizzati all’inserimento lavorativo». Un percorso - si legge - nato «a seguito dell’ammissione a finanziamento, con d.d. n. 5105 del 06/03/2026, del progetto acronimo "C’è stoffa per tutti" che organizza il corso per tecnico delle attività di progettazione del tessuto e industrializzazione del prodotto». La formazione intende valorizzazione tradizione manifatturiera toscana combinandola con innovazione digitale e tecnologica, sostenibilità e qualità, mirando a formare professionalità capaci di concepire, sviluppare e industrializzare articoli tessili innovativi, unendo creatività, competenze digitali, sostenibilità ed etica del lavoro e delle relazioni sociali. La parte interessante del bando arriva nel capitolo dedicato alle modalità di selezione: «In caso di numero di iscrizioni complete superiori il numero massimo previsto, verrà effettuata una selezione dei partecipanti, in data 15/06/2026. È prevista una riserva del 50% per donne, persone non binare e transgender, con eventuale supporto personalizzato, qualora lo necessitino».

 

 

Una riserva, avete letto bene. Alla faccia del merito e del buon senso viene creata una corsia privilegiata per donne, persone non binarie (e non binare, come erroneamente scritto nel bando) e transgender. Con tanto di supporto personalizzato (sarebbe interessante comprendere cosa sia). Una scelta che assume contorni ancor più sinistri visto che c’è il patrocinio e un supporto (in termini pecuniari) pubblico. Nello specifico, la Regione Toscana ha dato un contributo economico per il progetto "C'è stoffa per tutti". Un dato che si può trovare, senza grandi difficoltà, sul portale dell’istituzione guidata da Giani. Si tratta, nello specifico, di 128mila euro. Non esattamente noccioline. «Riservare la metà dei posti a transgender e ad altre persone che non si definiscono né uomini né donne ottenga l’effetto contrario: ampliare ulteriormente la discriminazione e l’emarginazione - sottolineano Alessandro Draghi e Jacopo Cellai, rispettivamente consigliere comunale e regionale di Fratelli d'Italia - La deriva woke della Regione Toscana è senza pudore, è offensivo verso i nostri concittadini stabilire una riserva di questo tipo».

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