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Pd in tilt: sfottò "comasco Schlein" allo stadio, Elly querela per odio razziale

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Foto: Ansa

Valerio Castro
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Un tifoso del Monza è finito nei guai per uno sticker tra calcio e politica considerato discriminatorio. Il supporter è stato querelato da Elly Schlein in persona. La segretaria del Partito democratico lo ha denunciato per una figurina che era stata realizzata e distribuita in occasione del match tra Monza e Como, il 5 aprile di un anno fa, in cui al posto del volto del calciatore c'era quello della leader dem con la maglia degli avversari e la scritta "Comasco Schlein".

 

Il caso aveva provocato una polemica locale, ma ha travalicato i confini provinciali quando Schlein ha presentato querela alla polizia di Stato di Bologna. L'inchiesta si è chiusa con l'ipotesi del reato di diffamazione con l’aggravante dell’odio razziale per il tifoso. L'odio razziale, è emerso, è dovuto al fatto che  Schein è di origine ebraica da parte di padre. I legali della segretaria dem nella querela avrebbero fatto riferimento ai volantini diffusi nel 2017 durante il derby Roma-Lazio con su l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma. Insomma, per Schlein non è una goliardata politica da stadio ma c'è finalità discriminatorie contro la cultura e religione ebraica. 

 

"Siamo arrivati al punto di vedere razzismo e odio anche dove esiste semplicemente della goliardia da stadio. La denuncia presentata dalla segretaria del PD Elly Schlein nei confronti di un tifoso del Monza, accusato addirittura di diffamazione aggravata dall'odio razziale per gli adesivi 'Comasco Schlein' distribuiti durante un derby col Como lo scorso anno, rappresenta una vicenda sproporzionata e preoccupante", commenta Alessandro Corbetta, Capogruppo Lega in Consiglio Regionale della Lombardia.

"L'adesivo in questione - prosegue Corbetta - non contiene alcun riferimento agli ebrei o all'antisemitismo. Si tratta chiaramente di uno sfottò politico da stadio: magari discutibile e politicamente scorretto, ma ben lontano dall'odio razziale. Criminalizzare episodi di questo tipo significa allargare in modo improprio concetti giuridici molto seri, rischiando di banalizzare proprio le vere forme di discriminazione e odio che invece vanno combattute". "Da quanto emerge - aggiunge il capogruppo della Lega - il tifoso avrebbe già ricevuto un DASPO. Ma qui si va oltre: si rischia addirittura di mandare una persona a processo e di farle rischiare il carcere per una provocazione da stadio. È una deriva che non possiamo accettare".

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