Il Che Guevara di Monza che disprezza Israele, e Schlein fa finta di non vederlo
A Monza opera un «tiratore scelto», un cecchino del post compulsivo che si crede il Che Guevara della Brianza. Preciso, implacabile, ma con quel tocco di fanatismo che sfuma nel grottesco. Tratti distintivi: è contro la Nato, vuole «l’annientamento» di Israele, considera i Guardiani della Rivoluzione amici dell’Occidente (e dell’Italia) e, soprattutto, con loro ha un nemico comune: il Paese di Benjamin Netanyahu. Il prode ha la sua Sierra Madre, i social, la piazza dove abitualmente spara sentenze. Si dichiara marxista e anticapitalista, ma, più prosaicamente, è segretario del 2° circolo del Pd a Monza: Michele Gamba.
Le sue parole sono un caso, ma non per il suo partito, il Pd. Anche nel capoluogo della Brianza, i dem in consiglio comunale non hanno voluto prenderne le distanze, come aveva chiesto il centrodestra. Una generale alzata di spalle: che ci vuoi fare, è giovane. Il risultato è che nessuno si è mosso: al Nazareno tutto tace. Lui, così, impassibile, continua a esercitarsi, sotto le insegne della casa madre. Sul corteo del 25 aprile, che a Milano ha registrato l’espulsione della Brigata ebraica, ha le idee chiare. «Contestare la bandiera israeliana, che rappresenta uno Stato fascista e un’ideologia colonialista, è espressione dei valori antifascisti sanciti dalla Costituzione», scrive su X. Al segretario del partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, che aveva espresso l’intenzione di sfilare con la Brigata ebraica, risponde glaciale: «Saremo accanto a voi. E vi faremo passare un brutto pomeriggio».
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Qui il genere diventa più pulp, stile «Il giustiziere della notte». I suoi punti di riferimento (spesso condivisi sui social) sono Francesca Albanese, Alessandro Di Battista e Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise. Ha una passione, condivisa con Elly Schlein, per il premier spagnolo Pedro Sánchez: «Immenso, come sempre», commenta estasiato un suo video. Ogni tanto il prode Gamba si trasforma in oracolo: «La fine dell’impero americano è sempre più vicina. Gli Usa stanno facendo fronte a una débâcle militare e reputazionale senza precedenti, dalla quale non c’è possibilità di riprendersi».
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Lui ha comunque sempre chiara la via d’uscita: «Vassalli degli Usa siamo e resteremo finché non usciremo dalla Nato e non chiuderemo le basi americane sul nostro territorio nazionale». E non manca la ricetta per le alleanze internazionali: «La sinistra europea è troppo cauta, deve schierarsi con l’Iran, che è il Paese aggredito». Ieri, sempre su X, ha incrociato le spade con Carlo Calenda, che considera naturalmente un «nemico». Il leader di Azione, dopo aver letto le sue strambe teorie, gli ha chiesto: «Ma sei deficiente?». Poi, arreso dalla prosopopea bellica del monzese, ha tirato le somme: «Bambini ignoranti che ripetono slogan orecchiati dai nonni».
Intanto, anche a Milano, continuano le polemiche per il 25 aprile negato alle bandiere di Israele, Iran e Ucraina.
Commenta il direttore del museo della Brigata Ebraica, Davide Romano: «Non è stata solo una questione di antisemitismo: ieri sono stati attaccati anche gli iraniani e gli ucraini che erano con noi.
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Quindi questo è antisemitismo unito a razzismo». Il presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi, se la prende con l’Anpi: «Denuncerò io il presidente locale dell’Associazione partigiani, Primo Minelli, e con lui Gianfranco Pagliarulo. Da anni incitano all’antisemitismo». Per la segretaria del Pd, evidentemente, nessun problema: l’«Ayatollah» di Monza conserva la tessera.
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