Le nostre sei domande a Scarpinato: tutto ciò che il senatore M5S deve chiarire
Il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato è l’ex sostituto procuratore di Palermo che il 13 luglio 1992 firmò la richiesta di archiviazione dell’inchiesta mafia appalti. Quell’indagine che oggi il procuratore capo di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ritiene essere stata «il crocevia di una serie di interessi mafiosi, politici, imprenditoriali e, presumibilmente, massonici, accomunati dalla volontà di impedire al dott. Borsellino di rivelare quanto a sua conoscenza in proposito. Appare, dunque, questa sì, una concausa della strage di via D’Amelio di elevata credibilità razionale». Scarpinato, che non è indagato, è di tutt’altro avviso. Ha già spiegato quale sia il suo pensiero: ovvero che la commissione parlamentare Antimafia, di cui è membro, avrebbe messo in piedi un «processo mediatico» insieme al procuratore di Caltanissetta per stravolgere sentenze e fatti storici. Il senatore rigetta anche la tesi per cui Paolo Borsellino fosse interessato al proseguimento di questo filone d’inchiesta, asserendo che fosse a conoscenza dell’archiviazione richiesta pochi giorni della sua morte avvenuta nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992. Il M5S di cui fa parte il senatore ha accusato Il Tempo, ma anche Il Giornale, di aver gettato «fango» su Scarpinato. La colpa del nostro quotidiano sarebbe aver raccontato con dovizia di particolari l’attività di Scarpinato all’interno e fuori dalla commissione Antimafia, in particolare quando ha "apparecchiato" l’audizione dell’ex pm e collega Gioacchino Natoli, attività definita «depistante» da De Luca. Come è possibile saperlo? Grazie alle intercettazioni disposte dalla procura di Caltanissetta. «Avevo il diritto di fare quella conversazione con Natoli - ha tuonato Scarpinato - Gli ho solo anticipato una domanda affinché riferisse una verità». Eppure di cose da chiarire ce ne sono molte. Per questo motivo proponiamo al senatore Scarpinato sei domande a cui speriamo abbia intenzione di rispondere.
1ª DOMANDA
Se a Natoli ha anticipato una sola domanda di cui conosceva già la risposta, per quale motivo vi siete scambiati ben 33 telefonate, di cui la «quasi totalità», come scrive la procura di Caltanissetta, sono riconducibili all’«attività da svolgere nell’ambito della commissione d’inchiesta?».
2ª DOMANDA
Per quale motivo, oltre a concordare le domande, a Natoli ha suggerito anche le risposte da dare, preparando, come scrivono i pm nisseni, addirittura la «scaletta» dell’audizione in Antimafia?
3° DOMANDA
Lei sostiene che nella riunione in procura a Palermo del 14 luglio ’92 Borsellino fu informato della archiviazione di mafia e appalti. Il procuratore De Luca sostiene l’esatto contrario. E, soprattutto, lei a quella riunione non prese parte. Come fa quindi ad avere questa certezza?
4ª DOMANDA
Lei nel 1992 era il pm che firmò la richiesta di archiviazione dell’indagine mafia appalti. Oggi siede nella commissione Antimafia che indaga proprio su quel filone, ha detto di voler «seppellire» la presidente Colosimo «sotto una montagna di documenti», ha chiesto di «chiudere»[/TESTO-BASE] la commissione e si accordò con Natoli su come condurre l’audizione. Se non ritiene di essere in conflitto d’interessi, non sarebbe politicamente opportuno dimettersi dalla commissione?
5ª DOMANDA
Natoli ha usato parole irriguardose nei confronti dei figli di Borsellino. Ritiene opportuno prenderne le distanze ed esprimere solidarietà ai familiari dell’eroe antimafia? Perché non lo ha ancora fatto?
6ª DOMANDA
Il partito a cui ha scelto di aderire ha condotto per anni campagne sulla «trasparenza». Come si concilia quel valore con il suo atteggiamento reticente ed evasivo all’inchiesta de Il Tempo?
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