Un bavaglio. Alla libertà di espressione, alla possibilità di esprimere il proprio dissenso o di commentare una notizia. La Lega, attraverso i suoi europarlamentari, non usa mezzi termini. E bolla come "cinese" il Digital Act, la nuova norma voluta dall'Unione Europea per combattere (almeno sulla carta) le fake news e gli episodi di bullismo digitale. "Da domani in questa Europa che da anni non cresce e già destinata alla deindustrializzazione e all’irrilevanza sugli scenari globali, saremo anche tutti un po' meno liberi - hanno sottolineato gli esponenti del Carroccio Marco Campomenosi e Alessandra Basso - L’entrata in vigore del Digital Service Act, provvedimento che rafforzerà la censura su Internet, deciso passo in avanti verso la "cinesizzazione" del concetto di libertà di espressione in Europa, ci allarma e ci preoccupa. Ancor più di quanto già avvenga adesso, qualcuno sarà autorizzato a far cancellare il contenuto dei pensieri dei cittadini, magari con il pretesto della lotta alle "fake news", magari con l’obiettivo di giungere alla campagna elettorale per le europee con l’anestetizzazione dei pensieri alternativi che saranno messi ai margini e contro cui la stessa Commissione Europea spenderà molti soldi pubblici per promuovere sé stessa e le idee portate avanti dai partiti che hanno sostenuto Ursula Von der Leyen e i suoi incompetenti commissari in questi anni. Altro che difendere la libertà, Bruxelles sembra voler imporrare il modello cinese in Europa".
Ue, Gentiloni gela l’Italia sul futuro del patto di stabilitàAncor più perentoria, se possibile, l'europarlamentare leghista Susanna Ceccardi. Che ha girato un video per le proprie pagine social con un bavaglio tirato fin sopra il naso. "Con il digital act qualcuno sarà autorizzato a far cancellare il contenuto dei pensieri dei cittadini, ad anestetizzare il pensiero critico, la satira, le opinioni sgradite ai guardiani del pensiero unico globale. Questo "sceriffo del web" non mette in riga solo Facebook, Instagram, Twitter. Ma anche i principali motori di ricerca come Google e Bing e persino Amazon, Google Play, Apple, Zalando, Booking. Tutte queste aziende big tech dovranno identificare, segnalare e analizzare i rischi sui contenuti ritenuti dall'Ue "dannosi per i diritti fondamentali dei cittadini" e sottoporsi ai controlli da parte delle autorità comunitarie. Un attacco che, guarda caso, arriva a dieci mesi dalla prossime elezioni europee e a poche settimane dall'inizio della campagna elettorale. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva qualcuno".
