Ha sicuramente ragione Linus, che in un’intervista su Repubblica centra il punto, quando teorizza che l’impostazione di Sanremo è funzionale ad innescare la viralità social. E dunque in questo si colloca la tendenza a dividere, far discutere, creare hashtag e duelli botta e risposta. E la chiave per farlo è quella che spesso apre le porte dei sipari, il politicamente corretto che scaturisce negli attacchi, velati o meno, al governo se quel governo non rientra nel brodo culturale del progressismo. Una regola universale nel mondo dello spettacolo, vedere certe performance sui palchi della notte degli Oscar o dei Grammy Awards. O, appunto, in svariate edizioni di Sanremo, tipo quella anni orsono, in piena discussione della proposta di legge Cirinnà, nella quale molti cantanti salirono sul palco con un nastro arcobaleno.
Sanremo finale, Ornella Vanoni gela Amadeus: "Voglio parlare con Fedez"Questo è il Sanremo del centrodestra al governo, e allora il palco con tutto ciò che ci sta intorno si trasforma nella rampa di lancio di messaggi più o meno espliciti, ma quasi sempre ostili.
Tipo lo zenith della questione, che ha causato l’apogeo della conflittualità, ossia quando Fedez, nel suo «freestyle», ha strappato in diretta la celebre foto del viceministro Galeazzo Bignami mascherato da camicia bruna nazista, un’immagine risalente all'adolescenza del politico e di cui si è oltremodo discusso nel corso degli anni. Così come, nella stessa occasione, Fedez ha puntato il dito sul ministro Eugenia Roccella, pur senza nominarla, per le sue posizioni sull’aborto. E ancora sempre lui, insieme a J-Ax, ha lanciato il grido appello «Giorgia, legalizzala» nella puntata di venerdì sera. Dove l’oggetto della questione è la cannabis. Con relativa risposta di Fratelli d’Italia: «Questo governo non la legalizzerà mai».
Senza dimenticare, poi, la campionessa Paola Egonu.
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In conferenza stampa prima del suo monologo, alla domanda se l’Italia sia un Paese razzista ha risposto in senso affermativo, «ma questo non vuol dire che tutti siano razzisti o ignoranti. È un paese razzista che però sta migliorando. Non voglio sembrare polemica o fare la vittima, ma semplicemente dire come stanno le cose».
In questo caso, l’attacco al governo risulta assai più insidioso. Eh sì, perché dipingere l’Italia come se fosse l’Alabama degli anni ’60, lanciando allarmi contro la stratificazione di un sentimento razzista che invece non esiste (al netto di deprecabili episodi che purtroppo non mancano in nessun Paese) è uno dei temi ricorrenti dello squadrone progressista di vario conio.
E poi c’è un altro tema, stavolta da logiche ad addetti ai lavori. Il monologo di Roberto Benigni sulla Costituzione, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato sicuramente ben costruito. Ma sottintendeva indirettamente un messaggio di intangibilità della Carta che va in senso contrario rispetto ad un governo che ha davanti a sé la prospettiva di cinque anni ed un’opera riformatrice che ha come ottica il presidenzialismo. Infine, non mancano certi indiretti riferimenti alla fluidità sessuale da alcuni cantanti in gara (tipo il molto dibattuto Rosa Chemical), che ripropongono il ben noto cliché della cultura arcobaleno.
Sanremo 2023, Chiara Ferragni contro Fedez: dietro le quinte scoppia la liteA far da cornice rispetto a tutto questo, poi, c’è una certa stampa d’area, che tenta di applicare ad un centrosinistra in crisi la cannula d’ossigeno di questa porzione di cultura pop. Francesco Merlo, su Repubblica, ha addirittura individuato in Sanremo il «Festival della Nuova Resistenza, l’opposizione più allegra e decisa a Giorgia Meloni», di cui l’eroe indiscusso è il «mite presentatore» Amadeus, «diventato più potente di qualsiasi potere politico italiano». Ovviamente, in questo quadro generale di sinistra-supplente di rito catodico, non manca la regola matematica buona per ogni sembianza del politicamente corretto. Ossia che da quella parte qualsivoglia argomento è esponibile in nome della libertà, quest’ultima non viene riconosciuta in senso contrario. Perché la sacrosanta facoltà di non essere d’accordo diventa censura, bavaglio, oscurantismo. Non si salva nulla, neanche Salvini quando sostiene di aver «cose più imporanti di cui occuparmi» alla richiesta di commento su Fedez e la foto strappata di Bignami. Insomma, quanti inneggiano al dissenso proprio rivendicano il consenso obbligato da parte degli altri. Copione già visto.








