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Senato, Berlusconi padre nobile: "Ha vinto la coalizione che ho inventato io"

Carlantonio Solimene
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«È per me un motivo di soddisfazione riprendere la parola in Senato dopo nove anni e farlo proprio quando il popolo italiano ha scelto ancora una volta di affidare il Governo del Paese alla coalizione di centrodestra. È una coalizione a cui ho dato vita ventotto anni fa». Vale la pena di partire da qui per raccontare l’intervento di Silvio Berlusconi ieri in Senato, il primo dai giorni del voto che lo estromise dal Parlamento, nel 2013.

Perché con queste parole il Cavaliere non solo rivendica giustamente il suo ruolo di padre nobile della coalizione, un modo per dire che se Giorgia Meloni è seduta lì, al centro dei banchi del governo, in parte è anche merito di chi quasi trent’anni fa sdoganò la Destra in Italia. Ma, al tempo stesso, inserisce a pieno titolo l’esecutivo guidato da colei che fu sua ministra della Gioventù nel solco dei suoi governi, quelli che «hanno scritto pagine fondamentali nella storia della Repubblica». Inutile girarci intorno: l’intervento di Berlusconi era il più atteso della giornata, più ancora della replica della premier. Perché era stato nella stessa Aula, solo pochi giorni fa, che si era aperta una frattura potenzialmente insanabile tra il leader di Forza Italia e la presidente del Consiglio, con quel fogliettino mostrato a favore di fotocamere con una serie di appellativi tutt’altro che teneri nei confronti dell’alleata. Ma l’intervento del Cavaliere consegna quello scontro al dimenticatoio, almeno per ora. Fino a quando, per lo meno, la disfida dei sottosegretari non entrerà nel vivo, con il rischio che le tensioni sepolte tornino alla luce. Ma ieri non era il momento.

Berlusconi arriva in Senato poco dopo le 17. Si siede alla sinistra di Licia Ronzulli e corregge più volte a penna i fogli che leggerà una ventina di minuti dopo. Esordisce con una nota personale, raccontando del «diciassettesimo nipotino» nato tre ore prima e guadagnandosi un applauso bipartisan dell’Aula. Poi affronta i temi a lui cari, la riforma del Fisco, quella della Giustizia. Ma i fari sono puntati sulla politica estera, altro tema caldissimo dopo gli audio rubati in cui il Cavaliere esprimeva posizioni filorusse. Ma ieri, al Senato, ha fugato ogni ambiguità: «Io - lo sapete - sono sempre stato un uomo di pace; i miei Governi hanno sempre operato per la pace e sempre in pieno accordo con i responsabili di governo dell’Europa, della Nato e degli Stati Uniti». E ancora: «I miei sforzi culminati nell’accordo di Pratica di Mare sono stati vanificati dall’invasione russa dell’Ucraina. In questa situazione noi naturalmente non possiamo che essere con l’Occidente, nella difesa dei diritti di un Paese libero e democratico come l’Ucraina. Per tutto questo noi dobbiamo lavorare per la pace; lo faremo in pieno accordo con i nostri alleati occidentali e nel rispetto della volontà del popolo ucraino». Infine l’amarcord: «Nel 1994, in questa stessa Aula, chiedendo al Senato la fiducia per il primo Governo di centrodestra, conclusi il mio intervento parlando della possibilità di sognare ad occhi ben aperti un futuro migliore per il nostro Paese. Queste le mie parole di allora, queste le mie parole di oggi. Al Presidente del Consiglio e al Governo i miei e i nostri più convinti e affettuosi auguri per tutti i prossimi cinque anni di lavoro». Il centrodestra intero si alza ad applaudire, compresi i membri del governo, compresa Giorgia Meloni. Il Cav non ha fatto scherzi. Era il segnale che la premier si aspettava. E ora può cominciare a lavorare con un po’ più di serenità.

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