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Governo, da Salvini a Letta i leader aprono alle elezioni anticipate

Pietro De Leo
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Ancora non è detta l'ultima parola, sì. Ma di fatto i partiti già accendono i motori per la campagna elettorale. Lo dimostra l'assemblea di partito di Renzi, in cui il leader di Italia Viva ha annunciato il deposito del quesito referendario sull'abolizione del reddito di cittadinanza. Ma lo dimostrano anche le prese di posizione delle altre forze di governo, che in questi giorni convulsi tengono un occhio sui palati del proprio elettorato.

 

Anche il blocco centrista Azione e + Europa, per esempio, l'altroieri, dopo una riunione di vertice diffondeva una nota in cui ribadiva l'impegno a «preparare per le prossime elezioni un'offerta politica che si ponga l'obiettivo di proseguire la stagione di riforme e serietà di Mario Draghi». Dunque una campagna elettorale sull'agenda dell'attuale premier. E anche questo è un punto qualificante. Nel centrodestra di governo, invece, Matteo Salvini ieri si è messo al telefono per confrontarsi con le rappresentanze delle categorie produttive. «Industria, imprese, artigianato, agricoltura, sindacato, commercio, volontariato e terzo settore», recita una nota. Che aggiunge: «la Lega è impegnata per far uscire il Paese dallo stallo e offrire agli italiani certezze, crescita, sviluppo, lavoro». Poi c'è il Pd. Qui addirittura c'è chi si preoccupa - giustamente - del tema alleanze. Il caos generato dal Movimento 5 Stelle nel governo ha messo a ulteriore repentaglio la tenuta del "campo largo".

 

Però nella mente di qualcuno il sogno di una grande ammucchiata contro l'incubo della destra cattivona non viene meno. È il caso, ad esempio, di Roberto Gualtieri. Ieri, parlando al congresso del Psi ha affermato: «Dobbiamo fare un'alleanza larga perché dobbiamo impedire che il Paese faccia un passo indietro nella direzione di una destra populista e nazionalista. Il campo largo lo possiamo realizzare meglio se al suo interno c'é un nucleo più stretto che condivide i valori e i principi del socialismo democratico europeo». Letta, invece, sempre nell'assise dei socialisti, punta dritto sui punti qualificanti che i dem hanno rivendicato nel corso dei mesi, facendo fibrillare la maggioranza ben prima di Conte. Dunque, il Segretario annuncia: «Continueremo le nostre battaglie in Parlamento. Per il ddl Zan, per l'applicazione della sentenza della Consulta sul suicidio assistito. Siamo drammaticamente indietro. C'è troppo approccio ideologico e troppa paura del cambiamento ma io sono profondamente convinto che questa società del progresso esiste già, soprattutto tra i giovani». E poi sottolinea: «Spero che le elezioni non siano il 25 settembre ma ad aprile. Ma se saranno il 25 settembre, noi ci saremo, combatteremo con tutta la nostra determinazione e sono convinto che gli italiani saranno in grado di cogliere la grande idea che noi abbiamo sul futuro».

 

Chi fatica la sta soffrendo in queste ore è senz'altro Giuseppe Conte, alle prese con un Movimento 5 Stelle in totale avvitamento. Se vogliamo, il primo ad aver, di fatto, attivato l'ologramma di campagna elettorale è proprio lui, attraverso quei nove punti contenuti nel documento di lettera consegnata a Draghi e, soprattutto, con quella conferenza stampa attraverso cui annunciando che il Movimento 5 Stelle non avrebbe votato la fiducia al decreto aiuti al Senato ha dato il via alla crisi politica. Ma poi tutto gli è sfuggito di mano.

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