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Matteo Salvini alla carica sul reddito di cittadinanza: “Soldi rubati da chi non fa una mazza”

Christian Campigli
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Prima Renzi, ora Salvini. Non è certo un buon momento per il reddito di cittadinanza. Dopo gli attacchi del leader di Italia Viva, che dal prossimo 15 giugno inizierà la raccolta delle firme per abrogare il sussidio di Stato, è stato ieri notte il segretario della Lega, durante un comizio tenutosi a Erba (piccolo centro in provincia di Como), a scagliarsi contro la norma simbolo dei grillini. “Reddito di cittadinanza? Soldi rubati da chi non fa una mazza, diamoli a chi vuole lavorare. Alla prova dei fatti dopo tre anni su un milione e centomila lavoratori abili che percepiscono il reddito di cittadinanza, hanno ottenuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato in soli quattromila, non è tanta roba. Quei soldi, rubati da gente che sta a casa a non fare una mazza dalla mattina alla sera, dovrebbero essere dati ai pensionati, ai precari e ai disoccupati veri che vorrebbero andare a lavorare”.

 

 

Parole che lasciano davvero poco all'immaginazione. E che puntano il dito contro uno dei nodi centrali della questione: le casse pubbliche mantengono un certo numero di persone, ma in poche son riuscite a trovare un impegno grazie al Reddito di Cittadinanza. Salvini, durante il comizio, ha parlato anche di un altro tema caro agli elettori di centrodestra: le tasse. “Non capisco perché sulla pace, non in Ucraina, ma la pace fiscale in Italia, Draghi non vada fino in fondo. Equitalia ha 140 milioni di cartelle esattoriali pronte a partire, che riguardano un italiano su quattro. Questi mille miliardi che lo Stato aspetta di incassare e non incasserà mai - ha aggiunto l'ex Ministro degli Interni - non è meglio chiedere il 20% di questi soldi, stracciare quelle cartelle esattoriali? Lo Stato incassa e milioni di italiani tornano a vivere. Una pace fiscale dopo la pandemia e dopo la guerra ci sta”.

 

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