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La doppia faccia democratica sul vaccino obbligatorio: contrari nell'Ue, a favore in Italia

Franco Bechis
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C’è stato anche il voto convinto del partito oggi guidato da Enrico Letta contro l’obbligo vaccinale e a dire il vero anche contro ogni discriminazione pubblica o privata nei confronti di chi o non può o non vuole vaccinarsi. È accaduto all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa con il senatore Roberto Rampi che ha detto sì a una risoluzione che impegnava tutti gli stati membri a «garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione NON è obbligatoria e che nessuno subisce pressioni politiche, sociali o di altro tipo per farsi vaccinare, se non lo desidera» e addirittura a «garantire che nessuno venga discriminato per non essere stato vaccinato, per possibili rischi per la salute o per non volersi vaccinare». Rampi votò nello stesso modo del leghista Alberto Ribolla e della forzista Deborah Bergamini, che quindi sottoscrissero l’impegno a difendere la libertà dei cittadini europei di decidere. Dunque il partito di Letta si è impegnato e ha difeso le stesse battaglie di Matteo Salvini contro l’obbligo del vaccino e secondo quel testo evidentemente anche contro un uso discriminatorio del green pass. Dopo avere votato quella risoluzione come la stragrande maggioranza dei colleghi europei, sembra dunque una presa in giro la voce grossa fatta in queste ore da Letta sui dubbi di Salvini e perfino quella sui voti parlamentari di Claudio Borghi su emendamenti che puntavano a limitare in alcuni settori l’imposizione del green pass.

 

 

A meno che il suo leader in perenne campagna elettorale per cercare di raccattare qualche consenso dove si può non abbia la minima idea di cosa abbia scelto il suo partito di fronte ai colleghi di tutto il vecchio continente. E allora sarebbe meglio per Letta fermarsi un attimo e informarsi. Quella risoluzione per altro impegna tutti i paesi europei a non mettere alcun obbligo vaccinale, e sembra difficile che il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi così rispettoso delle decisioni comuni in Europa vada a infrangerle come è apparso nella conferenza stampa di giovedì. E per altro l’obbligo vaccinale non è così semplice da imporre a tutti gli italiani, finendo pure di essere inutile. Magari l’uscita è stata pensata per dare una ulteriore spinta alle prenotazioni delle dosi, come in fondo è accaduto quando si è ventilata l’estensione del green pass a molte attività. Poi l’entrata reale in vigore invece ha avuto l’effetto opposto: mai così pochi vaccinati da quando l’obbligo di pass è divenuto reale. Un obbligo vaccinale il governo italiano ha poi in effetti messo in un decreto: quello per gli operatori sanitari, con la sanzione del cambio di mansione per chi era senza immunizzazione e se questo fosse stato impossibile, anche di sospensione dallo stipendio fino al termine di quest’anno. Quel decreto non ha cambiato granché i numeri delle vaccinazioni all’interno della categoria: erano in percentuale altissima, con una piccola parte ideologicamente no vax che non ha cambiato idea nemmeno di fronte alle punizioni. Prima di adottare un obbligo per tutti queste considerazioni avranno il loro peso.

 

 

E anche le autorizzazioni definitive al vaccino che al momento non ci sono ancora né da parte delle autorità sanitarie europee, né da parte di quella italiana. Gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo ad avere chiuso la procedura e sigillato con Fda la sicurezza del vaccino, ma di un solo siero: quello di Pfizer-BioNTech. Non ha chiuso la procedura Moderna, sono lontanissimi dal farlo sia Johnson & Johnson che AstraZeneca. E chissà se mai per loro arriverà l’autorizzazione definitiva con la possibilità di mettere in commercio l’antidoto al Covid a vettore virale. Difficile e pure grottesco stabilire un obbligo a singhiozzo, anche perché non avremmo dosi poi per proseguire la campagna vaccinale. Quel «Sì» ripetuto da Draghi di fronte alla doppia domanda sull’intenzione di stabilire l’obbligo vaccinale e di partire con la terza dose del vaccino è anche il suo limite: non essendo un politico non sente il bisogno di motivare le sue eventuali decisioni agli elettori italiani. Ma basta essere cittadini per avere il diritto a informazioni e spiegazioni approfondite, tanto più quando queste riguardano la salute e la stessa vita di tutti. Non basta un «Sì», si ha tutti diritto a sentirsi spiegare perché e come in modo approfondito ed esaustivo. E invece nemmeno un’ombra di spiegazione. Solo affermazioni apodittiche che onestamente rafforzano dubbi e perplessità ancora di più. Ad esempio perché ci sarebbe necessità di una terza dose di vaccino?

Il governo ha appena portato da nove mesi a un anno la durata del green pass vaccinale. Si immagina che lo abbia fatto nella certezza che la protezione vaccinale dal Covid duri sicuramente 12 mesi e forse più. Invece quando gli italiani che per primi hanno ricevuto le dosi hanno al massimo alle spalle 8 mesi dalla seconda (e la maggiore parte di loro assai meno) si annuncia la terza dose. Perché? Avete scoperto come gli israeliani e gli americani che la protezione dura assai meno? E quanto meno? Cinque o sei mesi come dicono in Israele? Otto mesi come ipotizzano in Usa? E se è meno, perché avete appena innalzato a 12 mesi la durata del green pass? Se la protezione negli ultimi quattro o sei mesi non c’è più allora ripartirà la strage. E in questo ci sarebbero gravi responsabilità di governo. Bisogna essere seri e rispettosi dei cittadini. E quel «Sì» di Draghi tanto lodato proprio non lo è.

 

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