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Pulizia etnica intellettuale. L'attacco choc (e senza motivo) di Piroso a Gasparri

Francesco Storace
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È difficile capire che cosa possa aver catturato la mente di Antonello Piroso. Il giornalista, nel bel mezzo delle mangiate e bevute di Pasqua e Pasquetta, se ne è uscito così su twitter: «Maurizio #Gasparri è un politico (mio e vostro stipendiato, peraltro) così Seducente, Coinvolgente, Convincente, che ogni volta che lo ascolto mi vedo costretto a rivalutare il concetto di pulizia etnica (intellettuale)».

 

Un attacco a freddo e anche abbastanza pesante, immotivato, generico. Adesso magari dirà che scherzava. Ma si può scherzare con tanta superficialità sulle parole «pulizia etnica»? Anche se addolcite dalla parola intellettuale (ovviamente tra parentesi il che a ben vedere è anche peggio) la risposta non può che essere un «no».

 

Pulizia etnica è sterminio. Significa essere cancellati dalla faccia della terra per appartenenza. A una comunità, a una specie, a una parte.

Che ha fatto di così malvagio Gasparri a Antonello Piroso per meritare la iettatoria profezia? Non che il senatore azzurro sia abituato a spaventarsi, perché anche a lui non fa paura la tastiera che spesso usa per rispondere duramente a chi lo attacca, ma qui neppure si capisce il motivo di tanta acrimonia.

Sui social non c’è traccia recente di scontri all’arma bianca tra i due. E non è che essere giornalista ti può porre automaticamente in posizione di censore (persino in una maniera un tantinello maleducata) nei confronti del politico che ti sta antipatico.

 

Al punto che è stato costretto ad intervenire con nettezza il presidente dell’ordine dei giornalisti, Carlo Verna, chiamato in causa proprio da Gasparri: «Oso persino sperare che a scrivere su Twitter di rivalutazione del concetto di pulizia etnica (intellettuale) sia un omonimo dell’iscritto all’Ordine del Lazio Antonello Piroso». L’affermazione di Verna, che non manca di esprimere solidarietà a Gasparri, è seguita da tante dichiarazioni di vicinanza al parlamentare azzurro principalmente da suoi colleghi di partito.

Nei giorni scorsi Gasparri è stato molto attivo in particolare su due fronti di forte dibattito politico. La polemica sul conferimento della delega in materia di lotta alla droga alla ministra grillina per le politiche giovanili Fabiana Dadone. Larga parte del centrodestra ha criticato il presidente Mario Draghi per aver sottovalutato l’atteggiamento antiproibizionista della stessa. E poi, contro il disegno di legge Zan sulla lotta all’omofobia.

Temi abbastanza controversi, con opinioni in assoluto contrasto, ma nulla può giustificare la sparata di Piroso. Che farebbe bene a scusarsi per un accostamento – quello alla pulizia etnica – assolutamente ingiustificabile. 

Anche perché rischia di offrire un pessimo esempio a qualche «webete» – come li definì Enrico Mentana – abituato a randellare con la tastiera. Proprio perché è un giornalista, Piroso conosce il peso e il significato dei termini. E come suggerisce il sottosegretario all’editoria Giuseppe Moles, intervenuto nella vicenda, «sarebbe opportuno prima di scrivere riflettere un pochino di più anche per evitare di sdoganare ulteriormente l’uso di un certo linguaggio». In effetti si finisce con l’offrire un pessimo esempio soprattutto alle giovani generazioni, che ormai sono purtroppo sempre più protagoniste in negativo in quelle comunità social dove la violenza verbale diventa quasi un obbligo. 

 

Pensare che sia sufficiente non pensarla allo stesso modo su questioni laceranti nel dibattito politico, sociale e culturale, per meritarsi la pulizia etnica invocata da Antonello Piroso lascia pensare sul degrado a cui si sta arrivando nella società. Fiumi di parole contro l’intolleranza vengono vanificate nel peggiore dei modi per mostrare i muscoli su twitter. Non ne vale davvero la pena. Si «retwitti» da solo, Piroso, e aggiunga di essersi sbagliato. Magari chiedendo scusa

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