Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Paturnie e lotte intestine grilline rallentano SuperMario

Andrea Amata
  • a
  • a
  • a

Gli ultimatum dei grillini dovrebbero essere accompagnati da un disclaimer, un sottotitolo che avverte i cittadini di filtrare le invettive pentastellate che spesso si convertono in accettazione di ciò che contestavano brutalmente. Dunque, lo stereotipo del grillino in dissenso con il sistema fa parte di una narrazione precostituita che l’esperienza diretta ha confutato. Tanto è vero che ripudiavano le alleanze, ma poi le hanno praticate con combinazioni politiche antitetiche - dai gialloverdi ai giallorossi.
Dal «mai con il partito di Bibbiano», pronunciato da Luigi Di Maio, al patto strutturale con il Partito democratico in un sodalizio permanente si descrive plasticamente la volubilità dei Cinque stelle. Il rifiuto dell’ala oltranzista del Movimento, rappresentata dal barricadero Alessandro Di Battista, a sostenere il governo presieduto da Mario Draghi non gode di credibilità politica, essendo l’incarnazione di una simulazione estremistica. Il Dibba dichiarò nel 2017 che se M5s avesse fatto alleanze con il Pd avrebbe lasciato il Movimento, tuttavia è ancora dentro nonostante si sia concretizzato ciò che riteneva inammissibile.
I Cinque stelle volevano essere gli hacker del software istituzionale ma si sono trasformati nell’hardware del sistema. Si aggiunge all’antologia delle abiure grilline le esitazioni sull’impiego della piattaforma Rousseau attraverso la quale i militanti si pronunciano per validare gli orientamenti del vertice politico del Movimento.
Il quesito su Rousseau, in merito alla partecipazione dei Cinque stelle all’esecutivo Draghi, è stato prima annunciato, poi dichiarato sospeso dal capo politico ad interim del Movimento Vito Crimi e in seguito ufficializzato.
Il richiamo alla «pazienza» del fondatore del M5s Beppe Grillo ha evidentemente reso vacillante il rito della democrazia diretta sul cui esito incombe l’imprevedibile con il rischio di far virare i grillini verso l’opposizione parlamentare, sconvolgendo i programmi di governo e degradando la manovra grillina allo stadio dell’immaturità istituzionale. 
Grillo, dopo aver persuaso l’ex premier Conte a dare il benestare al tentativo di governo dell’ex capo dell’istituto di Francoforte, non può rischiare la sconfessione dalla base politica sobillata da Di Battista. Un voto contrario al governo Draghi avrebbe, altresì, effetti all’interno del Movimento con gli equilibri scompaginati a favore della leadership di Di Battista, che metterebbe ai margini la figura accomodante dell’avvocato di Volturara Appula in predicato di assumere la guida dei 5 stelle.
È arduo stabilire se le paturnie grilline possano rallentare la marcia per la costituzione dell’esecutivo di salvezza nazionale, ma è certo che esse indicano uno stato di agitazione interna al Movimento che può preludere ad una scissione fra la componente istituzionale e quella di lotta.
L’impianto del quesito su cui gli iscritti del M5s voteranno dovrebbe indurli a pronunciarsi in sostegno dell'esecutivo Draghi, perché si prefigura un assetto di governo che dà continuità ai presunti risultati ascrivibili al Movimento. La domanda posta agli iscritti non contempla più un riferimento alla Lega su cui gravava il veto di Grillo. Ora si fa riferimento a un «governo tecnico-politico con le altre forze indicate dal presidente incaricato Mario Draghi». 
I grillini facciano chiarezza al loro interno e risparmino agli italiani l’ennesima pantomima, che conferma l’inaffidabilità ed il carattere istrionesco di un Movimento che ha ormai esaurito la sua spinta propulsiva.

Dai blog