Per ironia della sorte, qualche fine pensatore che ad agosto si scagliò con virulenza democratica contro i pieni poteri chiesti da Salvini, ora li invoca invece per Conte, al quale andrebbe lasciata mano libera per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. In tempi di epidemia non è il caso di indugiare in sottili disquisizioni sul fatto che Salvini i pieni poteri li chiedeva agli elettori con l’unico scopo di poter guidare un governo legittimato da un forte consenso popolare, ma non si può nemmeno tacere di fronte alle speculazioni di chi si sente in diritto di sostenere, a seconda delle convenienze, tutto e il contrario di tutto. Certo, i preoccupanti scenari prefigurati sulla possibile espansione del Coronavirus richiedono dallo Stato risposte sempre più rapide ed efficaci, ma dall’inizio dell’epidemia ad oggi non c’è stata purtroppo una gestione salda e coordinata dell’emergenza: si è troppo spesso proceduto attraverso continui stop and go, passando dalle dichiarazioni a petto infuori sull’Italia Paese più sicuro d’Europa al premier in gilet che spargeva allarmi saltellando sui canali tv, fino agli inutili contrordini quando la frittata era ormai fatta. Ora che l’epidemia è arrivata alla fase cruciale, con la catena di comando che ha dimostrato di fare acqua da tutte le parti, l’esigenza di qualcuno che sappia indicare una rotta univoca c’è, eccome, tanto che un personaggio autorevole come il professor Ricolfi è arrivato a chiedere la nomina di un commissario con poteri eccezionali. Il presidente Mattarella è sceso in campo per ricordare che la Costituzione assegna al governo il compito di guidare la nave nelle tempeste come questa, ma il suo stesso intervento ha messo a nudo l’inconsistenza del premier e quindi la necessità di sostenerlo. E qui sta il punto: l’Italia si trova ad affrontare una delle più gravi emergenze della storia repubblicana avendo al timone un esecutivo politicamente fragile e diviso, con una maggioranza parlamentare minoritaria nel Paese e soprattutto nel nord produttivo, peraltro il più colpito dall’epidemia. Un governo dunque autoreferenziale, guidato da un premier senza partito che invoca ogni giorno l’unità nazionale ma che non ha alcun requisito per incarnarla, e che però si sente in diritto di distribuire pagelle all’opposizione nel tentativo di dividerla tra buoni e cattivi. Ma il centrodestra questa volta ha dato prova di saper lavorare unito, e ha presentato un pacchetto credibile di interventi per arginare il Coronavirus e fronteggiare le sue devastanti conseguenze economiche, dunque il governo non può ribaltare sull’opposizione la responsabilità di aver compromesso l’immagine dell’Italia nel mondo. Basti ricordare, a questo proposito, l’improvvida sortita di Conte sulle presunte falle nel nostro sistema sanitario e l’indecoroso balletto sulla chiusura-non chiusura delle scuole che ha fatto beffardamente il giro delle agenzie internazionali. Il problema vero del Paese, dunque, è il paradosso di un governo inadeguato, che ha portato l’Italia sull’orlo della recessione ben prima dell’esplosione dell’epidemia, ma blindato al suo posto prima dallo stato di emergenza e poi dal surrettizio semestre bianco determinato dal taglio dei parlamentari, dal referendum confermativo e dai successivi adempimenti. I conti politici si potranno fare solo dopo che il Coronavirus sarà stato debellato, ma la sentenza è già scritta: per uscire da una crisi economica che si profila come la peggiore dal dopoguerra si dovrà immediatamente aprire una fase nuova, per affidare l’esercizio del potere esecutivo a chi sarà davvero in grado di gestirlo nell’interesse del Paese, e non di una maggioranza che non lo rappresenta.
Coronavirus, Conte vuole i pieni poteri
Il governo prima ha provocato la recessione, poi gestito male l'epidemia. Superata questa fase bisogna cambiare

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