C’è una parola magica che ricorre sempre più spesso nelle vicende politico-economiche di casa nostra ed è flessibilità. Una parola, buona per tutte le stagioni, per sforare puntualmente il deficit. Oggi, quella parola viene usata dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che indica in ulteriori 3,6 miliardi di euro l’importo del secondo pacchetto di misure su cui l’esecutivo sta lavorando per fronteggiare le già pesanti ripercussioni del coronavirus sul tessuto produttivo nazionale. Il titolare del Mef si dice, poi, sicuro che le autorità di Bruxelles non contesteranno la richiesta di flessibilità dell’Italia. Leggi anche: Conte al capolinea, Mattarella non ne può più Immediata, e naturalmente conciliante - non poteva essere altrimenti - la replica del commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, che su Twitter scrive: «Proteggere la salute è la priorità. Di fronte alle conseguenze economiche, lavorerò - prosegue l’ex presidente del Consiglio - perché l'Unione europea coordini la risposta e usi gli strumenti necessari contro i rischi per la crescita e il lavoro». Le opposizioni invece sciorinano ben altri importi, molto più considerevoli, e vanno all’attacco di palazzo Chigi. «Altro che 3,6 miliardi», tuona il leader della Lega Matteo Salvini, per il quale «per aiutare seriamente, e in tutta Italia, imprese e famiglie italiane in difficoltà per il virus, servono subito almeno 20 miliardi. E se l’Europa dicesse no, sarebbe un oltraggio inaccettabile». Lo stesso ex titolare del Viminale, due giorni fa, aveva espresso la disponibilità «a votare una risoluzione» in Parlamento «che permetta di sforare il deficit». Del medesimo avviso la leader di FdI, Giorgia Meloni, che però aggiunge: «Patti chiari. Il deficit serve a misure straordinarie in ambito sanitario e per il sostegno all’economia, non per le spese care alla sinistra tipo marchette elettorali, accoglienza di immigrati illegali e reddito di cittadinanza ai delinquenti». Dal canto suo, il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Mariastella Gelmini, segnala che «al momento di concreto abbiamo un decreto sull’emergenza sanitaria - largamente migliorato grazie all’intervento delle opposizioni - e uno su quella economica che non risolve in alcun modo i problemi delle imprese e dei lavoratori: non bastano, infatti i rinvii di tasse e bollette per le zone rosse. Gli aiuti per i settori colpiti devono riguardare tutta Italia e devono essere effettive misure di sostegno economico. Quanto allo sforamento del deficit, farlo per soli 3,6 miliardi è largamente insufficiente. Servono molti più miliardi e interventi immediati, lo ribadisco, per tutto il Paese. Infine occorre, già da subito, adoperarsi per risolvere il problema della crisi di liquidità che inevitabilmente si aprirà per migliaia di imprese: anche il sistema bancario, in questo scenario, dovrà fare la sua parte». Al centrodestra continua dunque a non piacere il decreto - ritenuto assolutamente carente - varato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri con i primi interventi di carattere economico. Un provvedimento che non fa saltare dalla gioia neppure le Regioni. Per il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, «è necessario che l’Ue si faccia carico di un problema che non è solo italiano. Accanto alle questioni di carattere sanitario, è necessario che si affrontino con tempestività i contraccolpi sull’economia. FI ha chiesto un dibattito urgente al Parlamento europeo, chiede la sospensione temporanea dei vincoli europei di finanza pubblica per mettere in campo un vero e proprio piano Marshall a tutela delle nostre imprese e per lo sviluppo». E se il capo politico reggente del M5s, Vito Crimi, invita a farsi «un esame di coscienza chi pensa di utilizzare questo argomento a fini personali e per fare propaganda. Sparare a casaccio cifre improponibili per la flessibilità significa prendere in giro gli italiani e mentire sapendo di mentire», più di qualche perplessità sul tema giunge dal segretario di +Europa, Benedetto Della Vedova, secondo cui «come da manuale, anche nella crisi coronavirus, la politica italiana ritrova l'unità nazionale sulle proposte di aumentare il deficit. Oggi è probabilmente inevitabile, ma non sarà gratis. Da maneggiare con cura». E mentre l’esecutivo sta preparando - come dicevamo - un altro decreto per i prossimi giorni, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali mettono già le mani avanti. Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, chiedono al governo di fare il prima possibile e di procedere sugli investimenti sulle infrastrutture. A buon intenditor, poche parole...
Emergenza coronavirus, un'altra scusa per fare deficit

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