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Bonafede annuncia la rivoluzione della giustiziaMa per ora resta solo lo stop alla prescrizione

Il ministro: "Raggiunto l'accordo col Pd per un cambiamento epocale, 4 anni la durata massima dei processi penali". E poi avvisa: "La norma che blocca la prescrizione dopo il primo grado resta uguale ed entra in vigore a gennaio"

Carlantonio Solimene
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Una riforma della giustizia "epocale". Della quale, tuttavia, al momento si conoscono solo gli obiettivi senza chiarezza sui dettagli che serviranno per perseguirli. E' quella annunciata dal Guardasigilli Alfonso Bonafede al termine di un vertice a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, del Pd. L'obiettivo è quello di approvare entro fine anno la riforma che ha rappresentato uno dei nodi sui quali si è consumata, la scorsa estate, la rottura tra M5s e Lega. Sul tavolo del vertice di stamane a Palazzo Chigi, i punti centrali della bozza che il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, aveva presentato il 31 luglio al Cdm: una giustizia più rapida, con il dimezzamento dei tempi dei processi, e nuove norme per il Consiglio superiore della magistratura, dopo lo "scandalo" emerso dall'inchiesta di Perugia. L 'intesa c'è, affermano sia il ministro della Giustizia sia il suo precedessore in via Arenula Andrea Orlando - oggi vicesegretario del Pd - al termine della riunione: entrambi parlano di "condivisione" sull'obiettivo di processi penali e civili più rapidi - con una durata massima di 4 anni per quelli penali, che diventa media per i procedimenti civili - e su una "radicale" riforma dell'organo di autogoverno delle toghe, con un nuovo regime di "incompatibilità" per spezzare i legami tra politica e toghe e mettere fine alle degenerazioni correntizie. Su un punto, ammette il Guardasigilli, si registra una "divergenza" che necessita di "approfondimenti", e non è un punto da poco: si tratta infatti dell'ipotesi di riformare il sistema elettorale per Palazzo dei Marescialli introducendo un "sorteggio", sia pur limitato a una fase, per i togati che siederanno in Consiglio. Bonafede si dice soddisfatto e convinto di aver dato il via a una "rivoluzione" per la giustizia: ora lavorerà con i suoi uffici a un nuovo ddl delega governativo, da approvare entro il 31 dicembre prossimo, appena prima dell'entrata in vigore, fissata per il primo gennaio, della nuova prescrizione - approvata con un emendamento alla legge "Spazzacorrotti" lo scorso anno - che prevede lo stop dei termini dopo la sentenza di primo grado. Nessun obiettivo di modificare la riforma della prescrizione, ha confermato Bonafede, il quale invece dovraàprima o poi riprendere in mano le norme sulle intercettazioni. Anche questo tema - di cui oggi non si e' parlato - rappresenta uno snodo centrale dal punto di vista politico: l'attuale Guardasigilli, infatti, subito dopo il suo insediamento al dicastero di via Arenula nell'estate 2018, bloccò la riforma varata dal precedente Governo (e quindi proprio da Orlando) con l'obiettivo di voler presentare una normativa del tutto diversa. Da allora, con alcuni rinvii, è rimasto lo stop alla riforma Orlando, e al ministero della Giustizia sono stati avviati tavoli di lavoro per elaborare nuove norme. Di giustizia torna anche a parlare, proprio nel giorno del vertice governativo, il leader della Lega Matteo Salvini, in diretta Facebook: al Paese serve una riforma della giustizia, "ma non come la pensano Pd e M5s", ha detto, spiegando che quella che lui ha in mente prevede "tempi certi e processi brevi" e il rispetto del "principio che chi sbaglia paga, anche se lo fanno i giudici". Da Forza Italia si levano critiche contro il governo: "La riforma della giustizia annunciata dal duo sinistro Bonafede-Orlando è vuotamente e drammaticamente targata Cinque stelle. Ai propositi evanescenti di 'pseudo rivoluzione' - attacca Francesco Paolo Sisto di Forza Italia - si accompagna una sola, vergognosa certezza: il Pd, pur di avere accesso alle 500 nomine governative, non esiterà a ratificare la norma più incostituzionale degli ultimi anni, quella che, cancellando la prescrizione, travolge la ragionevole durata del processo e, in barba all'articolo 111 della Costituzione, condanna gli italiani all'ergastolo processuale".

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