crisi di governo

Salvini sfiducia Conte e mobilita i suoi: al voto a ottobre

Il voto, il voto subito, prima possibile. Anzi no, prima il Tagliapoltrone. La guerra tra gli ex alleati di governo si sposta sul piano parlamentare. Matteo Salvini riprende il suo beach tour dopo aver annullato due tappe per far esplodere la crisi e per tutto il giorno ripete come un mantra che «chi perde tempo vuole solo salvare la poltrona». Il dito è puntato contro gli ex amici, «sento e sarebbe una cosa incredibile che ci sono toni simili tra Pd e M5s, tra Renzi e Di Maio. Mi auguro che nessuno stia pensando di prendere in giro gli italiani e mettere in piedi un governo che sarebbe inaccettabile per la democrazia». Accusa cui il M5s risponde via Facebook: « Salvini sta andando fuori giri: prima fa cadere il governo inventando supercazzole, poi vaneggia di un inciucio tra il Movimento 5 Stelle e il Pd. Parliamoci chiaro: qui chi è andato a braccetto con Renzi, Zingaretti, Gentiloni e compagnia cantando è proprio la Lega». Il Capitano tira dritto con la sua rotta: niente inciuci, niente rimpasti, subito alle Camere. Tutti i parlamentari della Lega saranno a Roma da lunedì, assicura: «Chi l’ha detto che non si può, i parlamentari alzano il culo e lavorano anche a Ferragosto». Il tam tam sui telefonini leghisti del resto era già partito giovedì sera: via la crema abbronzante, bisogna rifare i bagagli. Lunedì Salvini vedrà i suoi alle 18 in una riunione dei gruppi che si terrà al Senato, visto che la Camera è chiusa. E proprio al Senato, sempre lunedì ma alle 16, si riuniranno i capigruppo per decidere il timing della fine dell’esecutivo gialloverde. Il giorno dopo, invece, toccherà alla Camera. A Palazzo Madama l’ordine del giorno riguarderà ovviamente la parlamentarizzazione della crisi, così come chiesto da Giuseppe Conte ma anche dallo stesso Carroccio, che ha depositato una mozione di sfiducia al premier. «Premesso che: l’esame in aula delle mozioni riguardanti la Tav ha suggellato una situazione di forti differenze di vedute tra le due forze di maggioranza, su un tema fondamentale per la crescita del paese come lo sviluppo delle infrastrutture», si legge nel testo a prima firma Massimiliano Romeo, e tenuto conto che «il presidente del Consiglio non era presente in aula nel momento delle votazioni sulle citate mozioni, per ribadire l’indirizzo favorevole alla realizzazione dell’opera che egli stesso aveva dichiarato pochi giorni prima nell’altro ramo del Parlamento e si è verificata la situazione paradossale che ha visto due membri del governo presenti esprimere due pareri contrastanti», osservano i leghisti rinfacciando di fatto al premier di non essersi schierato al Senato per il sì all’alta velocità Torino-Lione. Ma non basta: «Le stesse divergenze si sono registrate su altri temi prioritari dell’agenda di governo quali la giustizia, l’autonomia e le misure della prossima manovra economica», dicono dal Carroccio. Se Conte aveva sottolineato, giovedì sera, la volontà - già annunciata due settimane fa - di presentarsi in Parlamento per far emergere con chiarezza le responsabilità della crisi, la Lega dunque rilancia con una mozione che sfiducia il premier e lo richiama in aula per sottoporsi al giudizio degli eletti. Non solo: riaperto il Senato, chiuso per le vacanze dopo la discussione sulla Tav, si dovrebbe in teoria ripartire dalla mozione di sfiducia contro Salvini depositata dal Pd a fine luglio e già calendarizzata alla Camera per la ripresa. Con la propria mozione contro Conte, però, la Lega potrebbe appellarsi all’articolo 92 del regolamento del Senato secondo cui «i richiami al Regolamento o per l’ordine del giorno o per la priorità di una discussione o votazione hanno la precedenza sulla questione principale e ne fanno sospendere la discussione». Insomma, con questa mossa il Carroccio spera di chiudere la partita governo il prima possibile: teoricamente la mozione potrebbe essere discussa già lunedì, nei fatti si parla di martedì 20 agosto. A ingarbugliare ulteriormente la vicenda c’è, poi, la contromossa pentastellata, arrivata alla fine di una riunione dello stato maggiore chiamato a raccolta da Di Maio: Alessandro Di Battista, Paola Taverna, Nicola Morra, Riccardo Fraccaro, Alfronso Bonafede, Massimo Bugani, Francesco D’Uva, Giancarlo Cancelleri, Stefano Patuanelli e Davide Casaleggio. La linea è chiarissima: «Andiamo al voto tagliando 345 poltrone, completiamo l’opera - trapela da ambienti M5S -. Tagliamo il prima possibile quelle poltrone, anche prima delle discussioni in Parlamento sulle mozioni di sfiducia a Conte». Nel frattempo, è campagna elettorale, ma solo per il neocandidato premier che ha ripreso il consueto flusso di tweet, appuntamenti, dirette. L’altro vicepremier invece annulla ancora la propria agenda, intento a elaborare una exit strategy. Lunedì prossimo vedrà deputati e senatori del Movimento in assemblea congiunta, per «affrontare insieme questo delicato momento politico e confrontarci sui prossimi passi». Una cosa, però, è certa: «Nessun problema ad andare al voto. Anzi, dopo quel che è successo ci corriamo alle urne», è il rancore affidato a Facebook, dove rilancia l’appello ad approvare il tagliapoltrone prima che sia tutto finito: « Salvini, non è così difficile. Vinci la paura, supera le pressioni di Berlusconi e dei tuoi alleati. Fai un atto di coraggio, se il coraggio di cambiare ce l’hai veramente», sfida l’ormai ex alleato.

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