L'autonomia e la Russia. Saranno questi i due fronti sui quali, presumibilmente, il governo si giocherà in questa settimana le chance di sopravvivenza. Il fronte della riforma dei poteri delle Regioni è caldo da giorni, ma è stato rinfocolato dalla lettera che il premier Giuseppe Conte ha scritto attraverso le pagine del "Corriere della sera" ai cittadini lombardi e veneti. L'obiettivo era quello di replicare alle durissime accuse arrivate, soprattutto sabato, dai due governatori Fontana e Zaia, delusi dalla bozza della riforma delle autonomie e convinti che "a questo punto il governo non ha più senso". Conte, che già a caldo aveva fatto filtrare la sua sorpresa per una presa di posizione così netta nei confronti di un accordo sottoscritto dagli stessi ministri leghisti, ha rassicurato i cittadini sulla bontà della riforma e si è detto pronto a incontrare i governatori ribelli. Sottintesa c'è la volontà del premier di portare un testo più o meno definitivo della riforma nel Consiglio dei ministri di giovedì 25 luglio. Sarà quello il giorno decisivo per capire se con Salvini è ancora possibile una mediazione o si sta viaggiando velocemente verso una crisi dagli esiti imprevedibili, anche considerando che i tempi per votare a settembre - prima, cioè, che cominci la sessione di bilancio - sono ormai strettissimi. L'altro fronte, come detto, è la vicenda Savoini. Mercoledì 24, infatti, sarà sempre Conte a recarsi in Parlamento per replicare agli attacchi delle opposizioni. L'aspetto più paradossale della faccenda, però, è che tra le "repliche" all'informativa del presidente del Consiglio potrebbe esserci anche quella del leader della Lega, che finora si è rifiutato di replicare in prima persona. In quel caso Salvini potrebbe marcare anche fisicamente la distanza dal premier - quest'ultimo tra i banchi del governo, il ministro dell'Interno tra quelli del suo partito - e passare quindi con ogni probabilità il punto di non ritorno per la sopravvivenza dell'esecutivo. Nel frattempo, il pressing dei dirigenti leghisti nei confronti di Salvini per la rottura con i Cinquestelle si sta facendo sempre più intenso. E ad esso si aggiunge anche quello degli altri partiti del centrodestra. E' in particolare Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, a spronare il capo del Carroccio: "Conte si dimetta - dice la Meloni - e si torni al voto. Noi e il Carroccio siamo già maggioranza". Stesse parole spese da diversi esponenti di Forza Italia, partito però ancora alle prese con la definizione delle regole del congresso, che dovrebbe svolgersi non prima dell'autunno. Sullo sfondo, i vari provvedimenti che - se il governo dovesse cadere - non vedrebbero la luce. Non solo le misure economiche che teoricamente M5S e Lega vorrebbero inserire nella prossima legge di bilancio (Flat tax e salario minimo), ma anche il decreto Sicurezza Bis (che attende il via libera della Camera per poi tornare al Senato per un'altra lettura) e il taglio dei Parlamentari, che a settembre a Palazzo Madama dovrebbe ottenere l'approvazione definitiva.
Conte-Salvini, la settimana della sfida finale
Lettera del premier sull'autonomia: "Pronto a incontrare i governatori". Tra mercoledì e giovedì i due snodi decisivi per la maggioranza
