"Considero il presidente Berlusconi il più grande statista che abbiamo avuto nella Repubblica. Ma oggi secondo me deve rendersi conto che un'epoca è finita. Credo che il presidente Berlusconi debba cominciare a pensare come lascerà il suo partito, come tutti i grandi statisti in questo Paese". Sono destinate a far rumore le parole pronunciate dal governatore della Liguria Giovanni Toti nel corso di un collegamento con "Un giorno da pecora", su Radio 1. Perché per la prima volta un esponente di Forza Italia - sebbene da tempo bollato come "ribelle" - osa pronunciare parole chiare sulla necessità, per il partito, di andare oltre la figura del padre fondatore. E il momento è ancora più cruciale, perché è freschissimo l'annuncio del Cav di un Consiglio nazionale per ridisegnare la gerarchia azzurra. Ebbene Toti è pronto a partecipare al rilancio di Forza Italia. Ma sottolinea che, se rilancio deve essere, non bisogna ridiscutere semplicemente i ruoli all'interno di un organismo che "affianchi" Berlusconi nelle decisioni. Ma bisogna rimettere in discussione lo stesso titolare della linea politica. "C'è bisogno di costruire un percorso che dia legittimità alla nuova classe dirigente" dice il governatore della Liguria. "Dopo Berlusconi - continua - ci sarà un signore, o una signora, che verrà scelto dagli elettori", ha detto Toti. "Il rapporto umano con il presidente Berlusconi resta profondo - spiega ancora -. Ho lavorato per la sua azienda a lungo, un'azienda meritocratica dove, contrariamente a quanto succede a volte in Forza Italia, le cose funzionano molto meglio e in modo più lineare". "Se ci fossero le primarie per scegliere il nuovo segretario nazionale di Forza Italia certamente mi candiderei. Con le mie idee: se uno vince vince, se perde perde. Non so neanche se sarebbe bello lasciare il nome a Forza Italia - prosegue -. Il primo a voler cambiare il nome in Altra Italia e' stato Berlusconi, una certa stanchezza l'ha avvertita anche lui". Un "affronto" che il Cav non può tollerare. E, infatti, di lì a poco arriva la replica velenosa: "Toti? L'ho nominato io e ora chiede la democrazia... lui è un nominatissimo..." sibila da Palazzo Grazioli, quando gli chiedono di commentare le parole del governatore ligure. Berlusconi è secco anche quando un cronista insite e gli chiede se sia stata trovata una soluzione per evitare una scissione per consentire a Toti di votare al prossimo consiglio nazionale il nuovo corso del partito: "Parliamo di cose importanti non di questo...". In agenda resta il Consiglio nazionale del 25 giugno che dovrà cambiare lo statuto del partito e votare, già in giornata, il nuovo coordinamento nazionale, formato da 3 o cinque persone. Il totonomine è già partito: tra i papabili Mara Carfagna, Gianfranco Miccichè, Sestino Giacomoni e, per l'appunto, Giovanni Toti. Che però non sembra entusiasta alla prospettiva di far parte di un caminetto politico scelto senza passare da un congresso o da eventuali primarie. Nell'entourage del governatore, peraltro, c'è chi crede che la mossa di Berlusconi sia proprio un tentativo per "ingabbiare" le ambizioni politiche del governatore. Che, non a caso, non sembra intenzionato ad annullare la sua convention del 26 luglio che dovrebbe provare a ispirare un nuovo contenitore capace di raccogliere i voti liberali in uscita da Forza Italia. Anche perché gli ultimi retroscena raccontano che a fine maggio sia stato lo stesso Salvini a chiedere a Toti di accelerare in vista di un ipotetico voto a settembre. Poi la situazione nel governo sembrava essersi rasserenata. Ma le ultime novità (l'arresto di Arata, la frenata sulla Flat tax, la spaccatura su Radio Radicale) hanno riportato d'attualità il tema di una possibile crisi.
Toti: "Silvio pensi al passo indietro"Furia Cav: "E' solo un nominato"
Il governatore della Liguria guarda oltre Berlusconi. Ma il fondatore lo attacca
