Ferrara e Forlì, cuore di quell'Emilia Romagna che Matteo Salvini, presto, vorrebbe colorare di verde. Sono sicuramente le due "f" le soddisfazioni più grandi del leader leghista in questa tornata di amministrative. Ferrara, in particolare, era un obiettivo dichiarato da tempo. E non solo perché è la città di Dario Franceschini, già segretario Pd e pluriministro nell'ultima legislatura. Ma perché era da poco meno di settant'anni che la sinistra presidiava stabilmente il Comune. Per compiere l'impresa, il ministro dell'Interno si era affidato al fedelissimo Alan Fabbri. Non è un nome qualsiasi. Già alle ultime regionali dell'Emilia Romagna Salvini aveva vinto il lungo braccio di ferro con gli alleati ed era riuscito a imporre un suo candidato per la regione che divide il Nord dal centro. Si trattava proprio di Fabbri, e grazie al traino dell'aspirante governatore, il Carroccio era riuscito a toccare vette inaspettate fuori dal suo Nord. Era il novembre 2014 e per la prima volta in una regione "rossa" la Lega vedevail 20% dei consensi e si stagliava davanti agli alleati di centrodestra. Così Fabbri, già sindaco di Bondeno, è stato ripescato per tentare la scalata anche a Ferrara. I pronostici erano dalla sua parte già al primo turno, e solo una manciata di voti ha impedito al salviniano di insediarsi al Comune senza passare per il ballottaggio. Il 26 maggio, infatti, il candidato del centrodestra si era fermato al 48,44%, comunque 17 punti sopra l'antagonista del centrosinistra, Aldo Modonesi. Un distacco che si è rivelato incolmabile. Fabbri, infatti, nonostante il calo dell'affluenza, al secondo turno ha guadagnato un migliaio di voti e ha chiuso con il 56,7% dei consensi. Salvini non ha perso l'occasione di celebrare sui social il successo: "Buongiorno amici, dopo 70 anni a Ferrara, Forlì e in tante altre città dove governava da sempre la sinistra da oggi cambia la musica. Grazie". L'altro successo significativo è per l'appunto quello di Forlì. Dove al primo turno il candidato della Lega e del centrodestra Gian Luca Zattini si era fermato al 45,8% contro il 37,2 di Giorgio Calderoni, in corsa per il centrosinistra. Al ballottaggio Zattini, pur perdendo qualche voto, ha potuto amministrare serenamente il vantaggio e vanificare il tentativo di rimonta di Calderoni. Alla fine il neo sindaco del centrodestra è stato scelto dal 53% dei forlivesi che si sono recati alle urne. Chiaramente il segnale politico riguarda anche le Regionali che si terranno tra qualche mese. Finora il governatore Bonaccini, del Pd, già bersagliano convertitosi al renzismo, si è sempre detto sicuro di potersi confermare governatore. Di fatto, i risultati di queste amministrative inseriscono anche la storicamente rossa Emilia Romagna tra le amministrazioni "contenibili" dal centrodestra. Appuntamento a novembre.
Trionfo Lega a Ferrara e Forlì. E ora Salvini punta alla Regione
Fabbri e Zattini firmano la doppia impresa in Emilia Romagna. E a novembre torna in discussione la poltrona di Bonaccini
