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GOVERNO IN CONFUSIONE

Caos Tav, Conte smentisce il "mini-progetto". E il Pd vuole sfiduciare Toninelli

Il premier: "Nessuna decisione". Ma Tria: "Si va verso epilogo positivo". E la Francia si stufa: "Gli italiani facciano una scelta"

Ennesimo psicodramma sulla Tav per il governo. In mattinata il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dovuto licenziare una nota ufficiale per smentire i retroscena raccontati da diversi quotidiani secondo i quali lo stesso Conte avrebbe avocato a sè il dossier sulla Torino-Lione per preparare un compromesso che sarebbe andato bene sia alla Lega che ai Cinquestelle. E che sarebbe consistito, sostanzialmente, nella realizzazione di un progetto ridotto, la cosiddetta "mini-Tav". Una posizione che, com'era lecito attendersi, ha subito provocato l'irritazione dei Cinquestelle. Al punto che Conte, in tarda mattinata, è intervenuto per sgombrare il campo da tutte le ipotesi. "Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav né ha mai richiesto un ulteriore contributo all’analisi costi-benefici dell’opera, contributo che è stato invece sollecitato dal Mit. Le ricostruzioni apparse questa mattina su alcuni quotidiani sono destituite di fondamento". "Il presidente Conte - continua la nota - non ha mai anticipato nessun giudizio, mentre ha sempre ribadito e ancora ribadisce che verrà presa, nella massima trasparenza, la migliore decisione possibile nell'interesse esclusivo del Paese e dei cittadini all'esito dello studio attento del dossier e del confronto politico che ne conseguirà". Conte smentisce che sia stata presa una decisione ma non può che confermare l'esistenza di una nuova analisi costi-benefici che, non si sa bene come, avrebbe ridotto il passivo per l'Italia addirittura del 50%, da 7 a 3,5 miliardi. Così come il premier non può cancellare l'inesorabile avvicinarsi dell'1 marzo, quando dovranno essere pubblicati i primi bandi di gara a meno di non voler rinunciare a una tranche di 300 milioni di finanziamenti della Ue. Non solo: mentre il premier nega qualsiasi passo in avanti verso la realizzazione della Torino-Lione, il ministro dell'Economia dà una versione diversa: "Ci sono posizioni differenti nel governo ma - ha detto Giovanni Tria - credo che ci sarà un’evoluzione positiva". "Del resto c’è una legge su questo e per cambiare ci sarebbe bisogno di un’altra legge, ma non credo sarà cosi" conclude il titolare del Tesoro. Così, mentre nella maggioranza la confusione regna sovrana, le opposizioni vanno all'attacco. E il Partito Democratico decide di muovere un passo ufficiale presentando, tanto alla Camera che al Senato, una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: "Non possiamo più permetterci di perdere tempo con le sue analisi costi/benefici sulla Tav che sono palesemente taroccate. Il ministro dei Trasporti tiene 600 opere pubbliche al palo e 36 miliardi inutilizzati. È troppo anche per un ministro 5 stelle, Toninelli deve andare a casa" scrive sulla sua pagina Facebook il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. In realtà è difficile che la mozione possa andare in porto, anche perché tra le opposizioni c'è Forza Italia, che storicamente non ha mai appoggiato le mozioni di sfiducia individuali e ha già chiarito che "dovrebbe dimettersi tutto il governo". Ma l'iniziativa alza ulteriormente la temperatura dello scontro, con i Cinquestelle che rinfacciano al Pd le concessioni autostradali ai Benetton. Nelle divisioni affonda il coltello la ministra francese con delega ai Trasporti Elisabeth Borne, che lancia un ultimatum al governo Conte: "È giunto il momento per gli italiani di confermarci se vogliono realizzare questo progetto". L'ipotesi di lasciar decantare il dossier per prenderlo in mano solo dopo le Europee sembra ormai di difficilissima realizzazione.

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