E’ più che fiducioso che “10 volte meglio” superi lo sbarramento del 3% affinché la lista possa approdare in parlamento. Lui, Antonio Ragusa, si candida nel collegio uninominale Roma 1 e proporzionale Roma 1, stesso terreno di gioco di un avversario di tutto rispetto, come il candidato del Pd e attuale premier Paolo Gentiloni. “10 volte meglio" è presente più o meno in 60 colleghi italiani, una lista che all’esperto di formazione manageriale, piace definire a “vocazione del fare e non a dire non a tutti e tutto”. Ragusa, cosa l’ha spinta a candidarsi alla Camera? “Sento il dovere di restituire all’Italia ciò che mi ha dato per potermi realizzare dal punto di vista professionale. Quindi, con spirito di servizio, voglio contribuire alla crescita del mio Paese. Nella nostra lista siamo tutti imprenditori, professionisti e persone della cosiddetta società civile che ci siamo realizzati e quindi vogliamo dare un contributo alla società perché non troviamo risposte al Paese da parte di questa classe politica. Pensiamo che sia il momento di creare una nuova offerta politica, basata sulla competenza e sul merito, a fronte di una classe dirigente che da trent’anni continua a fallire”. Cosa riscontra sul territorio in campagna elettorale? “Vedo tra la gente un’enorme sfiducia nella politica e questo viene percepito non solo tra le persone che personalmente incontro, ma anche sui social media. In pratica, registro un grande distacco tra la classe dirigente e il territorio. Una sfiducia sistemica che poi si trasforma in rabbia, in astensionismo. Ed è uno dei motivi che ci ha spinto a scendere in campo con la nostra lista ‘10 volte meglio’”. Uno dei temi principali del vostro programma? “Decisamente il lavoro, purtroppo assente nel dibattito politico. Una disoccupazione cresciuta in maniera esponenziale e raddoppiata negli ultimi dieci anni. In tutto questo periodo non si è puntato in modo importante su alcune risorse chiave come il turismo, per esempio. Oggi questo settore contribuisce soltanto il dieci per cento al Pil, percentuale che noi pensiamo che in cinque anni si possa raddoppiare. L’Italia ha il maggior numero di siti Unesco al mondo, ma questo invidiabile patrimonio non sappiamo trasformarlo in risorsa. Abbiamo un livello di cultura dell’ospitalità molto contenuto, non sappiamo fare un marketing internazionale del nostro territorio. Poi c’è anche una gestione, dal punto di vista tecnologico molto debole, per non parlare di un sistema trasporti insufficiente. Prendendo ad esempio Roma, ha meno della metà di turisti rispetto a città come Dubai, una città artificiale nel deserto, Londra, Parigi e via dicendo. In sostanza, il turismo è un enorme volano potenziale che ha il nostro Paese ma che non produce la giusta ricchezza. Altri comporti dove non si investe, ma che in termini di talento umano abbiamo un potenziale enorme, è quello della digitalizzazione e della ricerca. E così i nostri cervelli fuggono dall’Italia”. Qual è la vostra collocazione politica? “Siamo proiettati avanti, verso una visione di lungo periodo che finora è mancata, in quanto si fa sempre una politica legata alla scadenza elettorale, alla conferma o alla conquista della poltrona. In altri termini, puntiamo a creare un futuro ai nostri figli. Tuttavia, siamo disponibili a cooperare con tutte le forze politiche che si ritrovano nei nostri punti programmatici”.
"Lavoro, ricerca e turismo. Così sfido Gentiloni"

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