Politica

"Da amico gli dico di non arrendersi e combattere per le sue idee"

Parla Gaetano Quagliariello, leader di Idea

Gaetano Quagliariello, oggi leader di Idea e tra gli animatori della prima Forza Italia nel ‘94, è sorpreso dalle parole di “cortigiano pentito” di Sandro Bondi su Berlusconi? «Sono le parole di una persona che ha un travaglio politico e personale. Come tali vanno rispettate anche se nella sostanza non le condivido».     Cioè? «La mia esperienza è stata diversa e forse anche per questo credo che Berlusconi non debba essere per forza idolatrato o detestato. Credo che sia arrivato il momento in cui sugli ultimi vent'anni si possa esprimere un giudizio articolato».     Per Bondi non è stato per nulla facile. «Per me forse è più facile, rispetto a Sandro, anche per la mia origine. In gioventù sono stato un radicale liberale, minoritario in Italia. Nel ’94 l’epifania di Berlusconi ha dato una chance al liberalismo. Ha fatto emergere una forza carsica che non aveva mai avuto la possibilità di manifestarsi per la presenza del bipolarismo imperfetto: di due partiti, la Dc e il Pci, che erano due mondi. Berlusconi ha costruito una destra liberale di governo e questo rimane un suo merito storico, nessuno glielo potrà levare».     Dice Bondi di Berlusconi: «Ci lasciava giocare con la politica e con le idee, fino a che non toccavamo la sostanza dei suoi interessi e del suo potere». «Io con Berlusconi ho avuto sempre un rapporto laico: quando non sono stato d’accordo con lui gliel’ho sempre detto e lui ha sempre rispettato le mie opinioni. Forse non a caso, prima della scissione di Ncd fui quello che rimase fino all'ultimo con lui cercando una soluzione che poi non si trovò anche per l'intervento di alcuni dirigenti tra cui, come ammette lui medesimo, lo stesso Bondi. Questo episodio esemplifica bene il fatto che, in alcune circostanze non secondarie, i dirigenti di Forza Italia e del PdL hanno contato, eccome hanno contato».     Bondi ha paragonato il Cavaliere al Conte Ugolino. Un’esagerazione? «Politicamente io non sono figlio suo e non mi sono sentito tale. Ripeto: ho avuto sempre la sensazione di poter sviluppare con lui un rapporto dialogico. Certo: attorno a lui non si è costruita una classe dirigente liberale e questa resta necessaria al Paese. Per farlo, però, non serve distruggere ciò che Berlusconi ha rappresentato per la storia d’Italia».     Se non Ugolino in quale parte della «Commedia» ricercare un personaggio per Berlusconi? «Francamente piuttosto che all'inferno lo ricercherei nel Purgatorio...»     Le aziende di Berlusconi, come ha ammesso Bondi, venivano prima di tutto? «Anche questo va contestualizzato storicamente. C’è stato un momento in cui lo scontro in questo Paese è stato tra berlusconismo e antiberlusconismo e non ci si può dimenticare l’attacco portato alle sue imprese: quella era considerata, marxianamente, la "struttura" che teneva in piedi il potere. Pensare che tutto quello che c’è stato - ovvero l’emersione del centrodestra di governo – possa essere giustificato soltanto dalle aziende mi sembra un esercizio di marxismo in ritardo».     «Dimenticatevi di me», chiude Bondi. Come lo interpreta? «È una cosa che dà serietà alla sua intervista. Ritiene di aver fatto parte di una stagione che si è chiusa. Ma io ritengo che quella nuova che Renzi ha aperto abbia i vizi della vecchia senza averne alcuni pregi. Mi permetto, anche in questo caso, di proporre all’amico Sandro un approccio più laico: anche quando si è minoranza e ci si sente soli, si può continuare a combattere per le proprie idee».

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