“Sono totalmente concentrata a chiudere bene questo mandato e a chiedere agli italiani di confermarmi la loro fiducia per altri cinque anni”. Le parole della premier Giorgia Meloni, raccolte nell’ultimo libro di Bruno Vespa, guardano già alle prossime elezioni politiche, mentre l’ipotesi del voto anticipato pare concretizzarsi di giorno in giorno. La presidente del Consiglio assicura: “Il Quirinale non è nei miei piani”, e sul punto lancia la frecciata: “Detto questo, non si capisce perché debba fare scandalo l’idea che una personalità di cultura conservatrice possa un giorno ambire a quel ruolo”. “Ma chi lo ha detto che per essere un ottimo presidente della Repubblica si debba per forza venire dal centrosinistra? - afferma nell’intervista raccolta dall’ex direttore del Tg1, che compare nel libro ‘Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein’, in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-RAI libri -. Trovo insopportabile questo ‘razzismo culturale’ per il quale una parte degli italiani, su per giù la metà o più, debba sempre essere considerata figlia di un dio minore, in molti casi da gente che da giovane faceva il tifo per l’Unione Sovietica. Anche basta. Dopodiché, però, penso che le crisi isteriche che vengono alla sinistra ogni volta che si adombra la possibilità che, la prossima volta, possa essere una maggioranza di centrodestra a indicare il presidente della Repubblica la dice lunghissima sulla concezione proprietaria che hanno delle istituzioni”.
La data del voto ancora non c’è, ma l’ipotesi di andare alle urne in primavera, se un mese fa non era da escludere, oggi sembra prendere forma anche sotto la spinta degli ultimi ingressi in coalizione, a cominciare dal leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca che sui social ribadisce anche oggi il suo auspicio: “Bisogna essere onesti intellettualmente, anticipare il voto a maggio in un election day sarebbe un atto di profonda responsabilità istituzionale”. E se Forza Italia e Lega frenano, la presidente del Consiglio non solo non lo esclude ma, forse anche sollevata dagli ultimi sondaggi che vedono Futuro nazionale di Roberto Vannacci in calo, accarezza l’idea di chiudere la partita prima dell’autunno. Certo è che i toni sono già da campagna elettorale, con la premier fiduciosa nella “maturità” dei cittadini-elettori, certa che sapranno comprendere “la posta in campo”: “Sicuramente ci sarà il tentativo di creare il solito ‘allarme democratico’ - afferma -, lo si vede già nell’enfasi creata attorno alla valutazione che la Corte costituzionale farà della legge elettorale. E, ovviamente, lo vedremo anche nella prossima campagna elettorale, del resto è l’unica posizione condivisa nel Campo largo. L’allarme antifascista non ha funzionato nel 2022, a maggior ragione non credo funzionerà nel 2027”.
Quanto alla riforma della Rai: “È materia della quale si sta occupando il Parlamento, ma mi pare si sia a buon punto, così, finalmente, toglieremo alla sinistra anche questo argomento - è l’affondo -. La questione, però, spiega bene quanto siano ridicoli. L’attuale legge sulla Rai è stata fatta dalla sinistra, che l’ha poi usata per anni per definire la governance della Rai. Poi, quando siamo arrivati al governo noi, hanno detto che la legge andava cambiata perché dava troppo potere alla politica in Rai. Ecco, questa è la sinistra in Italia”. La corsa alle elezioni 2027 è solo all’inizio.
