Potrebbe esserci un’importante svolta nell’indagine per truffa e istigazione al suicidio condotta dalla procura della Repubblica di Civitavecchia. Le obbligazioni subordinate acquistate da Luigino D’Angelo sarebbero state emesse dalla Banca dell’Etruria e del Lazio in contropartita diretta. A rivelarlo, riportando in prima linea le responsabilità dell’istituto di credito, sono le indagini difensive. Carlo Ricci Barbini, legale della famiglia del pensionato 68enne suicidatosi lo scorso 29 ottobre dopo aver visto evaporare tutti i suoi risparmi (110mila euro) a causa di un investimento ad alto rischio, continua infatti a lavorare senza sosta acquisendo tutti i documenti necessari in possesso della Bpel. Proprio quegli atti, che dopo le perquisizioni della scorsa settimana effettuate dalla Guardia di Finanza sono anche nelle mani degli inquirenti, escluderebbero l’acquisto delle obbligazioni sul mercato secondario. Andiamo con ordine. Dopo la morte di Luigino il sostituto procuratore Alessandra D’Amore aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. Le indagini, affidate in un primo momento esclusivamente alla polizia, procedevano a ritmo serrato. Gli agenti avevano ascoltato infatti il direttore della filiale e tre funzionari. Banca Etruria nel frattempo aveva precisato che le obbligazioni subordinate acquistate dal pensionato suicidatosi nei giorni successivi al decreto Salva Banche, erano state acquistate sul mercato secondario e non al momento dell’emissione. Una differenza importante che avrebbe sollevato parzialmente la posizione dell’istituto di credito. Infatti i titoli acquistati al momento dell’emissione vengono comprati direttamente presso le banche, mentre il mercato secondario è quello che si sviluppa dopo il collocamento sul mercato primario di alcuni prodotti finanziari. La banca quindi avrebbe venduto le obbligazioni a una persona o a un’altra istituzione, in questo caso nel 2006. Successivamente, nel 2013, il pensionato le avrebbe comprate. Dopo alcuni giorni però vi era stato un colpo di scena. Marcello Benedetti, ex dipendente di Banca Etruria, aveva dichiarato di aver venduto le obbligazioni subordinate a D’Angelo. Nel frattempo le indagini avevano alzato il tiro ipotizzando il reato di truffa e affidando il lavoro anche agli uomini della Guardia di Finanza. L’obiettivo era anche quello di capire se la banca potrebbe aver riacquistato le obbligazioni per poi rivenderla a D’Angelo. Anche le indagini difensive proseguivano senza sosta e così adesso il legale spiega che «emergono nuovi spunti interessanti». Il primo riguarderebbe l’aumento consistente del rischio avvenuto nel dicembre 2012. Il secondo invece coinvolge maggiormente l’istituto di credito. «Dalla documentazione emergerebbe un’altra opzione – afferma l’avvocato Barbini – Le obbligazioni acquistate da Luigino D’Angelo potrebbero essere state emesse dalla banca in contropartita diretta». In altre parole la banca potrebbe aver venduto titoli di sua proprietà. Per la «contropartita diretta» infatti l’istituto di credito potrebbe essersi approvvigionato delle obbligazioni (in gergo tecnico «aver fatto provvista») sul mercato per poi rivenderle direttamente ai clienti, tra i quali anche Luigino. Ciò implicherebbe che la Banca ne era proprietaria prima della vendita, ma non necessariamente che il titolo faceva parte del proprio portafoglio. Ad ogni modo – continua il legale – per giungere alla verità è necessario continuare ad acquisire tutta la documentazione senza tralasciare nulla». È proprio in quegli atti è nascosta la verità. Perchè nel caso la banca avesse fatto una negoziazione in conto proprio dovrebbe esibire, su richiesta, la copia del fissato bollato che attesti la transazione.
Il suicidio inguaia Banca Etruria
Il pensionato di Civitavecchia comprò le obbligazioni direttamente dall’istituto I vertici avevano invece parlato di acquisto avvenuto sul mercato secondario
