«I l “knowledge divide”, la divisione dei cittadini in classi in funzione dell’accesso alla conoscenza, sarà un tema ordinario di discussione politica». Come a dire che chi non sa, rifiuta, non gliene frega niente, di stare on line e connesso con la rete, che nell’ultimo libro di Roberto Casaleggio scritto con l’introduzione del rapper Fedez, «Veni, vidi , web» già dal titolo assume una dimensione ossessiva e sacrale, potrebbe venire discriminato persino nel proprio diritto di voto. Il futuro del pianeta così come visto dalla Casaleggio e associati assomiglia a quel presente che ognuno di noi può constatare salendo su un autobus all’ora di punta: gente che parla da sola e manda messaggini impedendo agli altri passeggeri, magari anziani, di salire sui mezzi e mettersi comodi. Una delle frasi più inquietanti del Casaleggio pensiero (quella su citata) è contenuta nel capitolo penultimo del libello, quello intitolato «Magic town». Il titolo è la citazione più o meno colta dell’omonimo film del 1947, con James Stewart e Jane Wyman, in cui si immagina per la prima volta una comunità di cittadini che possa fungere da campione politico per tutta l’America. Era quella cinematografia che risentiva delle influenze orwelliane e che adesso Casaleggio fa rivivere per le proprie teorie politiche ed esistenziali che galleggiano tra il paradosso, la provocazione e la sfida al buon senso. Leggendo tutto il libro e non soffermandosi solo all’ultimo capitolo, «Ma che pianeta mi hai fatto», da cui sono tratti gli esilaranti stralci già citati ieri nel pezzo di Fabrizio Rondolino sull’«Unità» (uno per tutti «i parrucchieri hanno chiuso i battenti, uomini e donne portano capelli lunghi e disordinati»), si legge anche qualcosa di sensato. Come il fatto che il tempo libero in cui le persone staccano e si rilassano è strettamente connesso a un lavoro in realtà così stressante che determina anche la scarsa qualità del resto della vita. Tempo libero compreso. Ma più che riflessioni filosofiche si naviga tra le ovvietà e i teoremi sociologici. Fa una certa impressione il proporre le comunità da cento persone di Gengis Khan come il modello su cui costituire questa nuova società (sostituendo le statue di Garibaldi in Italia con quelle del capo mongolo che determinò fra l’altro la fine dell’espansione araba post maomettana nonchè la morte di tutti gli eredi di Maometto). Una società che sarà senza librerie, macellai, carta, armi, Co2, avvocati e proprietà private sopra i 5 milioni di euro, con pene corporali che ricordano quelle dantesche (si parva licet) tipo venire rieducati in appositi centri yoga o sparati nelle chiappe con fucili caricati a sale mentre si corre tutti nudi nei boschi. E avvicina la «welt und schauung» di Casaleggio non tanto e non solo a una visione banalmente apocalittica della vita quanto piuttosto a una specie di caricatura della sua stessa caricatura così come ogni tanto ce la propone Maurizio Crozza. In questo libro alla fine sembra che Casaleggio insegua il proprio personaggio così come delineato dal comico negli sketch del «paese della meraviglie». Purtroppo non si tratta di autoironia . Anzi l’autore si prende tremendamente sul serio.
Da Casaleggio l’ultimo delirio tra misticismo e Internet
Dimitri Buffa «Il “knowledge divide”, la divisione dei cittadini in classi in funzione dell’accesso alla conoscenza, sarà un tema ordinario di discussione politica». Come a dire che chi non sa,...
