Politica

E questo è il Paese che non ce la fa

Poco lavoro e ancora troppi in disagio

Di lavoro ancora se ne vede poco. I mirabolanti effetti del Jobs Act, «spacciato» come una bacchetta magica dagli imprenditori italiani e dal governo per riempire le fabbriche e gli uffici di giovani volenterosi, non si sono verificati. Anzi per stabilizzare i precari che già gravitavano nel mondo del lavoro sono stati spesi svariati miliardi di euro. Ebbene nella Finanziaria di provvedimenti per creare occupazione ce ne sono pochi. E gli oltre 2,9 milioni di disoccupati possono restare ancora per qualche tempo senza speranza. Niente è stato stabilito per dare una linea di politica industriale al Paese che, nella competizione internazionale, si basa molto sulle individualità dei singoli ma non affronta nulla dal punto di vista del sistema Paese. Resta asfittico il capitolo delle Infrastrutture il cui finanziamento si appoggia solo alle poste pluriennali del passato senza alcuna finalizzazione o progettualità. Manca insomma il coordinamento e un’autentica cabina di regia in grado di mettere a fattor comune interventi e investimenti a oggi slegati. Insomma il disegno della Stabilità, così ha detto Renzi, parlando della legge dopo il via libera della Camera, resta noto solo al Governo. Agli osservatori e agli analisti non è ancora chiaro quale sia la strategia di fondo di uno degli atti di indirizzo più importanti dell’esecutivo. Difficile poi pensare che il problema delle fasce sociali più deboli del Paese possa essere risolto con la card per i servizi destinata alle famiglie numerose. Secondo le rilevazioni dell’Istat nel 2014 l'incidenza della povertà assoluta in Italia si è mantenuta sostanzialmente stabile. Nell'indagine sulla spesa delle famiglie, presentata a luglio del 2015 è emerso che sono più di 7 milioni, nel 2014, gli italiani poveri. Di questi oltre 4 milioni vivono in condizioni di povertà assoluta: sono i più poveri tra i poveri, non possono permettersi di acquistare il minimo indispensabile per vivere. Nel Mezzogiorno la povertà assoluta rimane quasi doppia rispetto al resto del paese, soprattutto nei piccoli comuni. Difficile recuperare e includere nel tessuto sociale questa fascia di invisibili. La proposta dell’istituzione del reddito minimo non è stata nemmeno presa in considerazione. A questi, essendo molti di loro senza casa di proprietà e senza lavoro stabile, le mance stabilite dalla Finanziaria non arrivano nemmeno. C’è un altro pezzo d’Italia , una parte reale, che continua a non essere soddisfatto della Manovra. Sono gli statali, già scesi in piazza, per dire «no» all’elemosina del governo Renzi che ha stanziato per gli aumenti contrattuali solo 300 milioni di euro. Tradotto in cifre sono circa 5 euro al mese. Si tratta di categorie vituperate e messe all’indice per la scarsa produttività che contraddistingue il loro lavoro. Però mettere sul piatto un aumento pari a un pacchetto di sigarette al mese proprio non va. Soprattutto perché i loro contratti sono fermi da oltre cinque anni. La cifra dei 300 milioni stanziati nella legge di Stabilità è stata ritenuta «insultante» da Susanna Camusso e «poco dignitosa» da Annamaria Furlan nel corso delle scorse manifestazioni. Bisogna fare di più. E le promesse questa volta non bastano.

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