La procura di Arezzo ha messo il turbo. Ora spunta anche un’inchiesta su Bankitalia e Consob e un’altra sul caso Banca Etruria. E siamo a cinque. Le indagini procedono senza sosta. Il primo dei due nuovi fascicoli, quello sugli istituti di vigilanza, non ha ipotesi di reato né indagati. Nel secondo invece, quello relativo alla banca toscana entrata nel ciclone mediatico-giudiziario, viene ipotizzato un reato ben preciso: truffa. L'indagine sui due istituti di vigilanza è contenuta in un fascicolo «atti relativi a». Proprio come è accaduto nella Capitale, dove il procuratore capo Giuseppe Pignatone ha avviato, dopo gli esposti siglati dalle associazioni dei consumatori, accertamenti per verificare la fondatezza o meno delle accuse contenute nelle denunce. Non è escluso infatti che nei prossimi giorni il capo dei magistrati di Arezzo, Roberto Rossi, invii gli atti a Roma. Intanto spuntano due richieste di sanzione da parte di Bankitalia nei confronti di Pier Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena ed ex vicepresidente di Banca Etruria per la mala gestione dell’istituto. Per quanto riguarda invece la nuova inchiesta sulla Bpel, il procuratore del capoluogo toscano ha dovuto attendere che le denunce dei singoli risparmiatori che sarebbero stati raggirati dalla Banca dell'Etruria e del Lazio venissero formalizzate. Cioè, che i correntisti mettessero nero su bianco i rispettivi nomi e cognomi. Per ora sono 4 le denunce depositate. Data la materia del contendere, le presunte vittime hanno atteso, prima di iniziare un percorso giudiziario sicuramente poco semplice, di acquisire le carte necessarie. Per questo motivo, numerosi clienti dell'istituto di credito, nelle scorse settimane, hanno affollato le filiali della banca. Chiedevano tutti la stessa cosa: poter ottenere ogni movimentazione bancaria che li riguardasse. Adesso che sono entrati in possesso della documentazione e il fascicolo per truffa è stato aperto, diventano 5 le inchieste in mano alla procura aretina. La prima è stata chiusa lo scorso luglio e a breve si tramuterà in una richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dell'ex presidente Giuseppe Fornasari, dell'ex direttore generale Luca Bronchi e del direttore Davide Canestri. Gli ex vertici Bpel sono accusati, a vario titolo, di ostacolo all'attività di vigilanza in merito alla cessione di Palazzo della Fonte, che conteneva quasi tutto il patrimonio immobiliare della banca, 73 milioni di euro, e alla non corretta comunicazione nel 2012 della situazione economica e patrimoniale della banca. Sull'operazione immobiliare da 73 milioni di euro è stato alzato il sipario su una dinamica alquanto singolare. In pratica, su un'operazione di 73 milioni di euro, 10.2 sarebbero stati prestati agli acquirenti dalla stessa Banca Etruria, che vendeva il palazzo e garantiva, sempre al consorzio acquirente, anche altri 49,3. La seconda indagine, chiusa poche settimane fa, oltre ai nomi di Giuseppe Fornasari e Luca Bronchi, vede l'iscrizione sul registro degli indagati anche dell'ex presidente Lorenzo Rosi. I tre sono accusati di false fatturazioni. Secondo i pm avrebbero inserito nella dichiarazione dei redditi del 2013 due fatture false da 300 mila euro. La terza inchiesta, che ha preso il via una manciata di giorni fa, coinvolge sempre l'ex presidente Lorenzo Rosi. Questa volta, accanto al manager, sul registro degli indagati è possibile leggere il nome di Luciano Nataloni, ex consigliere d'amministrazione e già vicepresidente della Banca del Vecchio. Il primo, secondo Bankitalia, avrebbe agito in conflitto d'interessi in relazioni alla cooperativa «La Castelnuovese». Su Nataloni invece, sarebbero state rilevate 9 posizioni «sospette». Le inchieste ora diventano 5 e così il procuratore capo di Arezzo ha deciso di dar vita a un pool di magistrati che si occuperà degli esposti che verranno presentati nei prossimi giorni.
Sono cinque le indagini sul caos banche
Aperte inchieste su Bankitalia e Consob. Ipotesi truffa per i vertici di Etruria. Da Palazzo Koch due richieste di sanzioni per papà Boschi per "mala gestione"
