Alla fine Forza Italia si asterrà sulla mozione di sfiducia individuale al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi presentata alla camera. Una scelta, quella del partito azzurro, dovuta soprattutto alla volontà di non mostrare plasticamente in Aula le lacerazioni di un gruppo sempre più spaccato tra chi condivide i toni belligeranti del capogruppo Renato Brunetta e chi, invece, ritiene che gli attacchi al premier dell’ex ministro abbiano condotto Forza Italia in un vicolo cieco. Che la tensione sia salita alle stelle è sotto gli occhi di tutti. Le frizioni tra i due capigruppo - l’intransigente Brunetta alla Camera e il trattativista Romani al Senato - non sono più un segreto e anche altri esponenti, come la deputata Laura Ravetto e il senatore Altero Matteoli, hanno auspicato che venga finalmente rimessa in discussione la linea del partito, troppo ondivaga, magari attraverso l’elezione diretta dei capigruppo. Lo stesso Renzi ha provato a inserirsi nelle fratture di Forza Italia tendendo la mano a coloro che tra gli azzurri sono disposti ad allontanarsi dalle posizioni «estremiste» della Lega di Salvini. Silvio Berlusconi, però, non ci sta e nella serata di ieri avrebbe fatto sapere agli esponenti a lui più vicini che non è disposto a farsi sfilare il partito da nessuno. Né dal premier né tantomeno da chi auspica di rimettere pubblicamente in discussione la linea presa dopo la manifestazione di Bologna con Salvini e Meloni. «Qui comando io» è stato il messaggio del premier. Quando alla mozione di sfiducia che oggi sarà votata a Montecitorio, Maria Elena Boschi è apparsa piuttosto tranquilla, forte anche dei numeri che alla Camera sono piuttosto confortanti per la maggioranza. Altro discorso sarà quando la stessa votazione si terrà al Senato, ma ieri la conferenza dei capigruppo ha deciso di non modificare il calendario per accellerare i tempi della mozione nella Camera Alta. Chi ha incrociato la Boschi l’ha descritta «per niente preoccupata» per il voto, «serena» e convinta di non avere nulla da rimproverarsi sulla vicenda banche. Con questo spirito il ministro replicherà in Aula, dopo l'illustrazione delle motivazioni della sfiducia. Il voto è atteso entro l'ora di pranzo. La mozione, presentata dal M5S, avrà il sostegno di una parte dell'opposizione. Un po’ a sorpresa anche da Sinistra italiana, per la quale «il conflitto di interessi sulla vicenda Banca Etruria è conclamato». Non è quindi in discussione l’esito della votazione, con Pd e maggioranza compatte al fianco del ministro. Ma per i democratici anche il merito della mozione non regge, facendo acqua da tutte le parti. «Non c'è nulla, non c’è alcun paragone con altri casi del genere. Non c’è una intercettazione, non un fatto concreto», spiegavano in serata alcuni dirigenti dem. Dal canto suo, Matteo Renzi è convinto che la mozione finirà per rafforzare sia il ministro Boschi che il governo intero. Al tempo stesso, il premier continua a «soffrire» l’attenzione mediatica per il caso banche, la prima circostanza da quando è a Palazzo Chigi in cui non è lui a determinare l’agenda dell’opinione pubblica.
Sfiducia a Boschi, caos Forza Italia
Oggi la votazione sul ministro. Gli azzurri usciranno dall'aula per non mostrare le spaccature
