La Leopolda del 2015, sesto appuntamento dei renziani doc, non passerà alla storia come quella più brillante. I posteri la ricorderanno più per la concomitanza con il salvataggio delle banche, compresa quella già amministrata dal papà del ministro Maria Elena Boschi, e per l’attacco del premier ai giornali che non vivono di accondiscendenza nei suoi confronti. Fra questi Il Fatto Quotidiano, che il «rottamatore» ha preso di mira compiendo quello che persino molti simpatizzanti di Matteo Renzi considerano un errore dilettantesco. Cosa ci sia dietro l’inaspettato insuccesso della Leopolda e cosa abbia indotto Renzi a commettere quello che calcisticamente potremmo definire un fallo da cartellino rosso, lo abbiamo chiesto a chi Il Fatto lo dirige. Marco Travaglio, da dove salta fuori questa Leopolda sottotono e persino un po’ noiosa? «Intanto dalla sfortuna. A Renzi è capitato tra capo e collo il disastro delle banche che coinvolge anche l'istituto del papà della Boschi. La fortuna del Gastone della politica pare sia improvvisamente venuta meno, tanto che si comincia a mettere in discussione persino la verginità, ovviamente d’immagine, della Boschi. Finora, nello storytelling che avevano creato, la Boschi veniva rappresentata come la loro Madonna. Insomma, per Renzi stavolta non era facile far parlare della Leopolda». Un appuntamento apparso improvvisamente di scarso appeal, privo di fascino. «E di cui, tra l'altro, sfugge ormai il significato. La Leopolda aveva un senso quando Renzi era l'outsider che riuniva quelli che volevano dare l'assalto al Palazzo d'Inverno, ma ormai la kermesse fiorentina pare essersi trasformata in un piedistallo per il monumento equestre a Renzi. D’altronde, questa era la Leopolda del resoconto, ma quel poco che hanno finora realizzato, gli 80 euro, il Jobs Act, la “Buona Scuola”, ce l'hanno già venduto e rivenduto in tutte le salse. Ormai non si capisce neanche più quale sia la loro missione da qui alla fine della legislatura». Che cosa sarebbe accaduto se in società con il presidente della banca Etruria, al posto del papà della Boschi, ci fosse stato Berlusconi o se nello stesso istituto fossero stati assunti i parenti di Tremonti? «Da tempo sostengo che la situazione è più grave rispetto agli anni di Berlusconi. Non perché Renzi faccia cose peggiori del Cavaliere. Lui non c'entra nulla con la mafia, la P2, le tangenti, i fondi neri, le frodi fiscali. È un'altra storia. Però oggi la democrazia appare più debole. Contro Berlusconi, infatti, giornalisti, intellettuali, opinione pubblica si mobilitavano. Adesso tutto questo manca. I giornali di sinistra sono renziani per definizione o per necessità editoriale, la destra è scomparsa e quella che c'è, parlo di Salvini, è impresentabile, il M5S non ha presa nei settori dell’intellighenzia. Nessuno, perciò, si oppone a Renzi, che così può sfasciare la Costituzione mentre tutti tacciono. A Berlusconi, invece, non è stato, giustamente, consentito. Il doppiopesismo del ceto intellettuale di sinistra è insopportabile». Potrebbe dedicare a Renzi e alla Boschi gli stessi show teatrali messi su «in onore» del Cav. «Beh, lo sto già facendo nello spettacolo in cui parlo proprio del tradimento rappresentato da chi, oggi, dipinge Renzi come un santo e la Boschi come una Madonna rediviva». Sa che un paio di ex dalemiani, come Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino, sono convinti che lei, in realtà, sia segretamente innamorato della Boschi, pure senza essere corrisposto? «Io non capisco che mestiere facciano quei due. Nei paesi seri o fai il portavoce o il portaborse o l'uomo d'affari o il lobbista o l'autore di un “Uno due tre stalla” o del Grande Fratello. Oppure fai il giornalista. Loro sono riusciti a fare tutte queste cose insieme. Che cosa dovrei rispondergli? Che categoria è l'“innamorato segreto della Boschi?”. È talmente ridicolo che mi vergogno per loro. Se alla loro età si sono ridotti a scrivere queste stronzate, mi fanno solo pena». Il «grande comunicatore» Renzi, cercando di mettere alla gogna i quotidiani «nemici», in primis Il Fatto, ne ha ricavato critiche persino da chi ce l’ha in simpatia. «Un errore che denota grande nervosismo e debolezza. Quando si è in difficoltà ci si inventa nemici esterni. Se nessuno si è accorto degli effetti balsamici delle sue cosiddette grandi riforme sarà mica colpa nostra? Tra l’altro, di recente, abbiamo elogiato la posizione di Renzi in politica estera, dunque il suo attacco al nostro giornale appare anche fuori sincrono. La verità è che Renzi attraversa un brutto momento e si comporta come quei generali argentini che quando erano in difficoltà invadevano le isole Falkland. Adesso viene fuori la sua vera idea di informazione. Basta guardare alla nuova Unità, riesumata e trasformata nella Pravda del premier».
Travaglio: «Innamorato della Boschi? Ridicolo...»
Per il direttore de Il Fatto Quotidiano Renzi è peggio di Berlusconi: «Sta sfasciando la Costituzione»
