Politica

Becchi: «In Francia ha vinto il partito della Troika e della democrazia di facciata»

Il filosofo grillino analizza i dati delle Regionali e la sconfitta di Marine Le Pen

«In Francia ha vinto il partito unico della Troika». Paolo Becchi - docente di Filosofia del Diritto a Genova, autore di Oltre l’euro. Le ragioni della sovranità monetaria e pensatore vicino al MoVimento 5 Stelle - non ha dubbi: il risultato dell’ union sacrée contro Marine Le Pen non è stato il «sussulto democratico» salutato dai commentatori à la page ma la prova generale di quella «democrazia di facciata» che procede in Francia, ma anche in Italia, anche con l’aiuto del sistema elettorale.     Professore, Marine Le Pen è stata sconfitta dal secondo turno o dai suoi avversari? «È stata sconfitta dal secondo turno alla francese. Che poi sarà un secondo turno molto simile all’Italicum. Il dato di fatto è che la legge francese impedisce alle forze antisistema, anche se hanno un grande seguito popolare per giunta in crescita, di poter emergere».     Che sistema è quello dove una legge elettorale viene utilizzata puntualmente contro un avversario? «Il ballottaggio funziona, democraticamente, quando ci sono due forze che si fronteggiano. Il problema è che sia in Francia che in Italia stiamo andando verso sistemi basati su tre partiti. Con l’arrivo e per timore del terzo incomodo, per cercare di non far vincere questo, si sono messi d’accordo».     Tutti contro la Le Pen: industriali, burocrati, socialisti e repubblicani. Il partito delle élite si è manifestato apertamente? «È il partito dell’Ue e delle élite che attualmente governano l’Europa. Ha vinto la Troika in Francia. Ciò significa che i prossimi anni non saranno più caratterizzati dall’opposizione tra destra e sinistra ma da chi accetta il sistema di Bruxelles e chi invece a questo si ribella. La Le Pen per incarnare ciò ha capito che doveva separarsi dall’etichetta di estrema destra e sta cercando di presentare il Fn come un movimento né di destra né di sinistra. È vero che per i grandi giornali è stata sconfitta l’estrema destra, ma è chiaro che questi hanno bisogno di creare - che è la stessa che in Italia viene ventilata con il M5S, che ha posizioni più morbide - lo stato di paura delle forze antisistema. Il ballottaggio fa sì che queste forze vengono tenute fuori, appunto, dal sistema».     Che segnale è questo? «Stiamo andando verso una democrazia di facciata. Quella rappresentativa sembra un ricordo del Novecento: stiamo sperimentando nuove forme alternative di democrazia, dove ormai governano le oligarchie, ma sotto una forma democratica di facciata che viene mantenuta. E così sarà in Italia con la riforma costituzionale, se mai dovesse passare con il referendum, e con la legge elettorale già approvata».     Le forze populiste sono destinate a rimanere marginali allora? «Le forze antisistema devono cercare di continuare a crescere. L’importante è che il Fn si presenti sempre di più con le caratteristiche rilanciate da Le Pen: sovranisti contro mondialisti, patrioti contro globalizzatori. Occorrerà vedere poi che cosa succederà in Europa. Tutto il Continente è in una situazione di grave difficoltà: dal problema immigrazione al terrorismo, snodi alimentati dagli Usa per indebolire l’Europa e far sì che resti sotto il cappello protettivo della Nato. Non a caso Sarkozy, che ha riportato la Francia nella Nato, è giudicato il vincitore di queste elezioni».     In Italia il fronte populista è diviso tra Lega e 5 Stelle. Salvini è alleato di Marine Le Pen. I 5 Stelle sostengono alcune tesi sovraniste. Reputa possibile o auspicabile un’intesa in un eventuale ballottaggio? «Non credo che si verificherà. Il Fn è cresciuto ma non è mai stato al governo, è "vergine". La stessa cosa vale per il M5S. Sono due forze che possono dire: fateci provare a noi adesso. Della Lega questo non si può dire: è stata parecchio tempo al governo con il centrodestra nei vari governi. È difficile a mio avviso fare questo accostamento anche se c’è Salvini: perché, per quanto si sia sforzato di cambiare la Lega e l’abbia riportata a percentuali importanti, rimane il fatto che non ha quel radicamento territoriale che possiedono sia la Le Pen e sia il M5S che ha puntato molto, dopo le europee, a radicarsi sul territorio. La Lega ci ha provato ma al momento non c’è riuscita. Resta un movimento regionalistico: ci ha tentato con la Lega nazionale, ma al momento questo non è avvenuto».

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