E questo lo si deve, indubbiamente, al percorso culturale messo in campo dalla sua leader che ha saputo intelaiare - a dispetto della vulgata- un’idea di Stato laico ma non laicista, in grado di rivendicare una propria identità culturale (sua nipote Marion, altra protagonista di questa tornata, è ferventemente cattolica) senza disconoscere le altre. Oltre a questo, ha promosso il recupero della sovranità come categoria politica e recuperato il concetto di nazione. La lezione numero due è per il centrodestra nostrano: senza un progetto chiaro, non si vince. Come non si vince senza una classe intellettuale degna di orientare lo sguardo su una tavola di principi fondanti per ricostruire la nostra martoriata società. Marine Le Pen, partendo da molti passi indietro, ci ha messo una decina anni e un parricidio per creare la giusta connessione anche con settori della società civile e ora si avvia a giocare la partita per l’Eliseo. Qui da noi, le scorse elezioni regionali avevano prefigurato l’idea di un centrodestra potenzialmente competitivo su scala nazionale al solo presupposto della coesione, pur essendo marcate alcune differenze tra le stesse forze che in passato sono state efficacemente appianate. Ora, avvicinandosi le amministrative, siamo di nuovo al punto iniziale. E un elettorato così sensibile alla credibilità - come quello non di sinistra - rischia di stancarsi definitivamente di estenuanti tira e molla. Dalla Le Pen, oggi euforica e ben più Gioconda della Monna Lisa appesa al Louvre, arriva la lezione. Ora, chi di dovere, si metta a studiare.
Lo schiaffo del popolo sovrano
E questo lo si deve, indubbiamente, al percorso culturale messo in campo dalla sua leader che ha saputo intelaiare - a dispetto della vulgata- un’idea di Stato laico ma non laicista, in grado di...