Conversione culturale

La religione del «Palestinismo», nuovo cavallo di Troia

Le guerriglie che in questi giorni hanno devastato prima la Francia e poi Milano sono l’effetto di una conversione culturale con cui l’Occidente ha tradito la propria identità. Il continente dell’illuminismo, che dopo le rivoluzioni ha sviluppato il modello di nazioni fondate sul diritto, si è spogliato dei suoi valori fondanti per abbracciare la nuova religione del palestinismo. Una fede assoluta che non tollera domande, priva di un Dio da venerare ma basata sulla sacralità del disordine in contrapposizione al profano della struttura.

La società, lo Stato, le forze dell’ordine, le regole, tutti elementi geometrici del vivere quotidiano che questa nuova dottrina considera eretici perché espressione di quel Contratto sociale con cui Rousseau spiegava il sorgere delle società moderne: un patto col quale i governati conferiscono potere ai governanti, rinunciando alla giustizia privata in cambio di garanzia della propria interezza personale, patrimoniale e culturale. Quella sicurezza che oggi, chi scende violentemente in piazza col vessillo ProPal, punta a compromettere per minare la società dall’interno. E come ogni religione, anche quella del palestinismo si avvale dei propri dogmi e feticci. La kefiah al collo, i pugni chiusi e lo slogan «dal fiume al mare» ripetuto a mantra come una preghiera con l’obiettivo di convertire le masse dietro la forma laica dell’Intifada globalizzata. Quella a cui una parte della politica ha aperto le porte per mero tornaconto elettorale, accarezzando le «seconde generazioni» e le frange estremiste che odiano l’essenza stessa dell’Occidente e incitano all’attacco contro le sue fondamenta. Così, in quelle violenze di piazza, le schiere di fedeli politicizzati vedono fortificare la propria identità in contrapposizione a un nemico errante verso cui riversare un odio viscerale. In quel mirino c’è la nostra società, retaggio di un mondo illuso dalla «fine della storia» che dopo il crollo del Muro di Berlino ha invece ricordato una realtà antica e sconvolgente: il nemico non ha necessariamente bisogno di bussare alle porte con i suoi imponenti eserciti, perché gli è sufficiente costruire un Cavallo di Troia - oggi nelle vesti della Palestina - per annichilirci dall’interno.

Lucente all’esterno con i suoi diritti umani e le rivendicazioni dal basso, colmo invece nella pancia della fascinazione per il terrore, le violenze su strada, l’ostilità al mondo libero e l’avversione per ogni forma di struttura. Un dono letale che, dopo il 7 ottobre 2023, si è fatto largo fra la gente mascherandosi da odio verso Israele per risultare più accettabile. Un dono letale che oggi piega l’Europa come carta sul fuoco, mentre i suoi palazzi vengono abbattuti e le sue bandiere rimpiazzate dal tricolore rosso-verde-nero. Se il vento cambierà, sarà grazie a quei cittadini che, l’indomani degli scontri, sono scesi pacificamente in strada per ripulire le città. Un gesto di profonda civiltà, che ricorda a tutti il dovere del singolo - in un mondo di soli diritti rivendicati - di tutelare lo spazio pubblico come fosse il proprio. La base del mondo liberale. La base del nostro mondo.

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