Politica

Da Voltaire al lassativo

di Gian Marco Chiocci Con il rispetto che sempre si deve ai giudici e alle sentenze stavolta proviamo sconcerto per la decisione d’appello al processo a Ottaviano Del Turco. Pur dimezzando da 9 a 4...

Con il rispetto che sempre si deve ai giudici e alle sentenze stavolta proviamo sconcerto per la decisione d’appello al processo a Ottaviano Del Turco. Pur dimezzando da 9 a 4 anni la pena inflitta in primo grado, in assenza di riscontri processuali certi oltre ogni ragionevole dubbio, il verdetto di ieri punisce ancora - a nostro avviso ingiustamente - l’ex presidente della Regione Abruzzo. Per come s’era messo il processo sulla Sanitopoli abruzzese, tra imbarazzi palesi e zero prove, tutti si aspettavamo un’assoluzione piena perché di fronte alle accuse di un imprenditore della sanità privata che raccontò d’aver distribuito mazzette all’universo mondo politico (in particolare 6,2 milioni di euro a quel Del Turco che alla sanità privata abruzzese aveva fatto una guerra forsennata), non solo non si è trovata la traccia di mezzo centesimo di tangenti, ma il signore di cui sopra proprio per la disinvolta gestione del suo denaro s’è beccato 10 anni per bancarotta. Tanti fra i più incalliti giustizialisti della prima ora s’erano finalmente arresi all’evidenza e pronosticavano un risarcimento morale e giudiziario per l’ex ministro fatto dimettere da governatore e sbattuto in isolamento come un mafioso qualunque perché, disse l’allora procuratore capo, su di lui c’erano «prove schiaccianti» che in dibattimento si è fatto fatica a rintracciare. All’inizio della lettura della sentenza tutti s’erano convinti che questo scempio fosse veramente finito perché il presidente del collegio, con incedere sicuro archiviava una dopo l’altra quasi 20 ipotesi di reato salvo poi, in extremis, salvarne due o tre a certificare che la corruzione comunque c’era stata e dunque meritava uno sconto sulla condanna. Nella culla del diritto che partorì a garanzia di tutti la locuzione in dubio pro reo , i riscontri non servono più e a nulla serve richiamare Voltaire che preferiva un colpevole libero a un innocente in ceppi. Ieri s’è preferito credere alla voce del supertestimone in bancarotta che ai controlli incrociati risultati negativi. Basta la parola, come il lassativo.

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