Ore frenetiche, dall’occupazione dell’aeroporto di Genova da parte degli operai ex Ilva di Corigliano alla nota del Ministero del Lavoro che sblocca la situazione mentre il governo continua a lavorare per il futuro degli impianti. Ecco la cronaca e il retroscena di una giornata cruciale.
La giornata
Finita l’assemblea davanti ai cancelli di Cornigliano, i lavoratori dell’ex Ilva raggiungono il Cristoforo Colombo. Entrano nell’area imbarchi e dichiarano l’aeroporto occupato. Nel tardo pomeriggio il presidio viene tolto. A chiudere la protesta non è un’ordinanza, ma un testo di due paragrafi pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro. Lo illustra ai lavoratori Armando Palombo, della Rsu Fiom di Cornigliano. «Questo ci va bene», dice.
La vertenza
La miccia era accesa da giorni. Dal 12 ottobre Cornigliano sciopera, con cortei, tende davanti alla prefettura e, il 14, l’occupazione temporanea dello stesso Palazzo del Governo. Quel giorno i commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria avviano una nuova richiesta di cassa integrazione straordinaria per l’intero gruppo: oltre 8.600 lavoratori. A Genova i cassintegrati passerebbero da 280 a 870 su circa 915 addetti. Per i sindacati, quel numero equivale a spegnere lo stabilimento, che tra l’altro lavora l’acciaio che riceve dalla filiera del gruppo, e quando la filiera si interrompe le linee si fermano.
Contatti frenetici
La nota del Ministero porta la data del 19 ottobre e fa sapere che le parti saranno convocate sulla nuova procedura solo dopo il 27 ottobre, giorno dell’incontro a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati. E che fino ad allora Acciaierie d’Italia resta nei numeri e nelle condizioni del decreto direttoriale del 5 giugno, che autorizza la cassa fino al 28 febbraio 2027.
Secondo quanto si apprende in ambienti ministeriali, la giornata del Ministro Marina Calderone era stata scandita da un confronto informale e continuo con le organizzazioni sindacali, le parti sociali e i commissari, condotto per conto dell’intero Governo. A Genova, intanto, la prefetta Cinzia Torraco si era mossa per quanto le competeva, e gli stessi sindacati glielo hanno riconosciuto. A Roma si cercava la formula capace di reggere davanti agli operai e davanti ai commissari, nello stesso momento.
La soluzione
La mossa del Ministero agisce sui tempi della procedura e àncora la situazione a un atto che già esiste in un equilibrio che è accettabile da tutti. Una soluzione che prevede conoscenze profonde dei meccanismi del lavoro. D’altronde Calderone è consulente del lavoro dal 1994 e ha guidato per diciassette anni il Consiglio nazionale dell’Ordine. Le crisi aziendali le ha conosciute dal lato delle buste paga prima ancora che da quello dei tavoli ministeriali.
Lo scenario
L’orizzonte temporale è quello del 27 ottobre. Nulla è risolto, e nessuno a via Veneto lo presenta così. La partita torna a Palazzo Chigi in quella data – preparata, già da oggi, da riunioni tecniche al Ministero del Lavoro – dove Governo e sindacati dovranno misurarsi con il futuro degli impianti e dei livelli occupazionali.
