Perché ha scelto di diventare musulmano sciita? «Per una ricerca interiore e spirituale. Sono passato all'Islam ormai da 15 anni». Come vive in questi momenti, quando i musulmani sono nell'occhio del ciclone a causa di attentati terroristici? «Siamo abituati perché non è la prima volta. Dall'11 settembre in poi quando ci sono questi eventi c’è grande attenzione da parte di Tv, giornali e opinione pubblica. Ci sono, però, anche molte persone che nonostante l'ondata di emozioni riescono a mantenere il distacco». Parliamo di quanto accaduto a Parigi. «Condanniamo questa azione che nulla ha a che fare con l'Islam. Il nostro è un rifiuto chiaro e totale perché l'Islam è la prima vittima anche in termini di immagine. La stessa condanna, però, la esprimiamo per l'attentato avvenuto a Beirut 24 ore prima di Parigi, con la stessa metodologia da parte dell'Isis, in cui ci sono state 40 vittime passate sotto silenzio, così come altri attentati che nel mondo islamico sono quotidiani». È un attacco all'Occidente ma anche all'Islam? «Già da anni molte autorità islamiche avevano denunciato il pericolo del terrorismo. La massima autorità sciita mondiale, Makarem Shirazi, aveva anche scritto al Papa. Da parte del mondo islamico c'è sempre stata la consapevolezza che il virus era già presente. Nel 2014 durante una conferenza dei sapienti musulmani è stata fatta addirittura un’esposizione dottrinale sul pericolo del takfirismo (ideologia jihadista nata in Egitto negli anni '60 ad opera dell'ideologo Sayyd Qutb, ndr )». Dall'Italia sono partiti musulmani, tra cui convertiti, per combattere con l'Isis in Siria. Tra questi ci sono anche sciiti? «Non ho dati né conoscenze dirette. Sappiamo di questi casi che non si possono negare, ma non ho dati». La sua moschea che rapporti ha con i residenti? In alcuni quartieri a volte si registrano tensioni con i fedeli. «Noi abbiamo buoni rapporti con tutti, dai residenti alle forze dell'ordine». Il rischio radicalizzazione nei luoghi di culto a Roma esiste? "Personalmente non credo sia mai esistito. Le accuse verso le moschee non sono mai state provate. Fino ad ora non sono mai emersi elementi per definire a rischio una moschea piuttosto che un'altra. In Italia, nonostante perquisizioni, indagini e arresti, la maggior parte avvenuti per reati legati alla microcriminalità, non c'è mai stato un legame diretto con il terrorismo". Negli anni però ci sono state delle condanne per terrorismo a carico di personaggi legati ad alcune moschee. «Le moschee sono luoghi aperti in cui può entrare chiunque, quindi sarebbe impossibile poter identificare le persone che commettono reati. Possiamo dire che nessuna persona che gestisce moschee in Italia al momento è stato condannato per terrorismo». A lcuni imam sono stati espulsi. Uno degli ultimi è noto per aver proibito ai ragazzi di ascoltare la musica perché per l'Islam sarebbe peccato. «Sì ho sentito di questo imam e la cosa mi ha lasciato senza parole perché non vedo il nesso con il terrorismo. Dal punto di vista islamico per i credenti non è lecito ascoltare certi tipi di musica. La guida spirituale quindi deve dare indicazioni in questo senso, come per altre pratiche tipo il consumo di bevande alcoliche. Se la decisione dell'espulsione si è basata solo su questo mi sembra eccessiva». Cosa dovrebbero fare le comunità islamiche contro il terrorismo? «Intanto, spesso questo tipo di atti non è frutto dell' Islam ma della rabbia dei disadattati. Gente che magari vive nei circuiti della micro criminalità. Le comunità devono lavorare principalmente sul fattore culturale per spiegare a queste persone cosa insegna il Corano». Bisogna rimandare il Giubileo per il rischio attentati? «Non credo, anche perché sarebbe un sintomo di debolezza per i terroristi e una vittoria per chi vuole il caos».
Il convertito sciita: «Fate il Giubileo»
Francesca Musacchio Cinque moschee in tutta Italia. Una sola a Roma, in zona Tuscolana, che durante le cerimonie più grandi può arrivare ad ospitare anche 600 fedeli. L'Islam sciita in Italia è...
