Dunque, avevamo pensato male. Il masterplan di Renzi sul Meridione non è stato un ghiacciolo estivo, sospetto maturato nel momento in cui, poco prima delle ferie d’agosto fu appena annunciato. È, invece, un bel presepe napoletano, messo lì appena prima di Natale. C’è tutto. C’è lo slogan che richiama al film di Massimo Troisi Ricomincio da tre . Ci sono, apparentemente, tanti piccioli, 95 miliardi di euro fino al 2023. C’è anche un bel riverbero di sorrisone berlusconiano (tendenza Miccichè), con l’Unità che, l’altro ieri, titolava in prima «Forza Sud». C’è anche una bella prova di amicizia verso regioni e città metropolitane dell’area. Visto che vengono annunciati, in seno al piano, 15 patti per il Sud, con le regioni e le città metropolitane. Tutti paisa’, insomma? Non ancora. Perché andando a vedere nel sito del governo, di questi quindici patti si trovano solo generiche linee guida. Tipo «la visione che la Regione o la città ha del proprio futuro e che condivide con il governo». Oppure «gli interventi prioritari perché rappresentativi della nuova direzione di marcia che si vuole imprimere alla Regione o alla città». Dunque, tutte cose terribilmente ovvie, però la sostanza dei patti arriverà poi, speranzosamente entro fine anno. Ma è sui «titoli» principali del masterplan, come i 95 miliardi e l’utilizzo dei fondi strutturali europei stanziati tra il 2007 e il 2013 (con l’impegno di portare la quota di utilizzo tra l’80 e il 100% entro il 31 dicembre) che si concentrano critiche. Ieri i deputati del Movimento 5 Stelle hanno diffuso una nota in cui spiegavano che il governo non farà mai in tempo a spendere tutti i fondi strutturali della forbice 2007-2013. «A smentirlo – spiegano - è proprio la sua (del governo ndr.) legge di stabilità, per il 2016 in cui, proprio per completare i vecchi progetti del 2007-2013 vengono stanziate risorse economiche che l’Europa imponeva di usare invece per il nuovo settennio 2014-2020». Il capogruppo Giorgio Sorial, ha spiegato poi che «al 31 agosto 2015 i fondi strutturali da spendere erano ancora quasi 9 miliardi di euro. Per poterli utilizzare entro la fine dell’anno, l’Italia dovrebbe spendere in media circa 74 milioni di euro al giorno». Obiettivo, dunque, piuttosto ambizioso. Per quanto riguarda poi la Terra dei Fuochi, i grillini sottolineano come dei tanto sbandierati 450 milioni di euro nella legge di stabilità ne vengono stanziati solo 300. Ne mancano all’appello altri 150. E il movimento di Corrado Passera Italia Unica, in un comunicato, ha osservato come vengono venduti come merito di questo governo i 95 miliardi di fondi strutturali che sono stati stanziati da anni, ma non vengono utilizzati per le carenze in termini di progettualità da parte delle amministrazioni regionali a guida Pd (sei su sei, ricordiamo per onor di cronaca). Comunque, Delrio ieri si è detto «fiducioso» che il masterplan possa essere avviato a Gennaio. Da ghiacciolo a presepe a pupazzo di neve. Vedremo. Intanto, sempre ieri il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica di Messina e il disastro del maltempo del beneventano, con notevole ritardo in entrambi i casi. E c’è stato un altro capitolo della telenovela delle telenovele: il ponte sullo Stretto di Messina. «Si farà di certo, il problema è quando», ha detto in un’intervista per il nuovo libro di Vespa. E il «quando» lo spiega subito: «Prima sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo i due miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie». Subito Delrio ha esternato la sua «convergenza», assicurando che il premier «ha posto la valutazione del Ponte sullo Stretto solo dopo che saranno vinte le sfide che abbiamo davanti». Insomma, nota sconsolato il senatore Mandelli di Forza Italia, il Ponte è «una pia illusione». Oppure, magari, siamo ai ritmi borbonici. In fin dei conti, è una storia terribilmente gattopardesca: tutto cambia affinchè nulla cambi.
Il Sud affonda, Renzi lo prende in giro
A Messina è caos emergenza idrica ma il premier pensa al Ponte sullo Stretto Dal "Masterplan" ai fondi per la Terra dei fuochi: ecco tutti i bluff del governo
