Politica

Meloni: «Così la Capitale resta ostaggio di un alieno»

Urlano le opposizioni capitoline, nella scena comunque finale del capitolo targato Ignazio Marino

Urlano le opposizioni capitoline, nella scena comunque finale del capitolo targato Ignazio Marino. L’annuncio del ritiro delle dimissioni del sindaco di Roma Capitale è stato accolto con sdegno dai più, con un’intima soddisfazione da parte di chi ha come unico obiettivo quello di portare il sindaco in Assemblea capitolina e mettere il Pd sul banco degli imputati. Tra i primi a commentare la leader di fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. «Milioni di persone tenute in ostaggio da un Marziano: ma siamo a Roma o in una puntata del telefilm di fantascienza «I Visitors»? Mi pare che Ignazio Marino stia ricattando il suo partito e con lui i romani - affonda la Meloni - E che nonostante le smentite il tentativo di farsi ricevere da Renzi possa essere indirizzato unicamente al tentativo di trovare un’altra poltrona sulla quale mettere a sedere le sue reali terga. Il problema è che a pagare sono ancora i cittadini che si ritrovano Roma assolutamente allo sbando. Speriamo che questo teatrino che va avanti da settimane finisca con la liberazione, da parte dei romani, di Ignazio Marino - continua Meloni - Fratelli d’Italia lo aveva previsto tanto che chiedemmo subito ai consiglieri capitolini della maggioranza di firmare le dimissioni in blocco per evitare che il sindaco tornasse indietro su questa decisione. Ora speriamo che questa querelle si chiuda nel minor tempo possibile e che si possa, se necessario, arrivare anche in Aula». Insiste sull’apertura di una crisi in Aula anche il capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta. «Mentre a Roma regna il caos continua la guerra Pd sulla pelle dei cittadini. Marino-Orfini-Renzi irresponsabili. Crisi in Aula e poi elezioni». Per Ncd parla, tra gli altri, il ministro Beatrice Lorenzin: «Questa è una di quelle situazioni abbastanza paradossali. Io credo che Marino, al di là di tutto, abbia perso il consenso e l’appoggio del suo partito di maggioranza, ma soprattutto mi sembra che il sentimento della città vada in un’altra direzione». Lapidari i grillini con Luigi Di Maio: «Ignazio Marino si è barricato in Campidoglio, tiene in ostaggio i Romani. Si scelga da che parte stare: complici o liberatori?». Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini: «Sciagura Marino (Renzi complice!): Basta, a casaaaa! O ti sfrattiamo noi, in altra maniera». Gongola il leader de La Destra, Francesco Storace, che aveva annunciato in anticipo il ritiro delle dimissioni del sindaco: «Marino denunci la sua segretaria: ha firmato la revoca delle dimissioni al posto suo». Affonda il vicecapogruppo Fi in Campidoglio, il primo a chiedere formalmente la presenza del sindaco in Aula, Dario Rossin: «Finalmente tutti, dal Parlamento fino agli assessori della Giunta Marino, sono d'accordo sulla necessità che la crisi di Roma debba passare per l’Aula Giulio Cesare. I romani devono sapere perché ora il Pd sfiducia il suo sindaco, noi dell’incapacità di Marino andiamo dicendo da due anni e mezzo. Invito tutti i colleghi di opposizione a pretendere il passaggio in Assemblea capitolina, per poi dimetterci tutti un secondo dopo la discussione». Stessa linea per Marco Pomarici, di Noi con Salvini: «Rimango in attesa che il sindaco Marino affronti l’Aula Giulio Cesare. Nel caso in cui Marino decidesse di evitare il confronto con l’Assemblea Capitolina presenterò le dimissioni da consigliere, insieme a tutte quelle persone di buona volontà». Attacca anche Sveva Belviso, Altra Destra: «Se il Pd ci avesse ascoltato venti giorni fa quando come forze di opposizione abbiamo firmato una mozione di sfiducia al sindaco avremmo risparmiato alla città questo ulteriore danno di immagine. Abbiano il coraggio di portare la sfiducia in aula. Si metta fine a questo spettacolo indecoroso».

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