Politica

CasaPound ci ripensa e non va

Il movimento: "Supplicano la presenza di chi ha appoggiato Renzi"

Una scossa di terremoto scuote il fronte sovranista: CasaPound Italia non parteciperà alla manifestazione promossa dalla Lega a Bologna l’8 novembre. Per un Silvio Berlusconi che (forse) andrà c’è una tartaruga frecciata che ha scelto di ritirare la propria adesione in polemica non con il segretario leghista ma con il «contesto» venutosi a creare, «da ospizio della politica». Tutto questo è avvenuto dopo l’annunciata presenza dei seguaci di Ezra Pound all’happening voluto da Matteo Salvini per lanciare la sfida a Renzi nella città simbolo della sinistra. Che cosa è successo nel frattempo? «I presupposti della manifestazione non sembrano quelli del nuovo corso di Salvini, di un fronte identitario e "sovranista", ma assomigliano molto di più ai connotati della vecchia Lega e del vecchio centrodestra – ha spiegato Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound -. A confermarlo, più che le parole del segretario del Carroccio, sono quelle di alcuni alti dirigenti del suo partito, come il senatore Gian Marco Centinaio, che supplica la presenza di Berlusconi e mal digerisce quella di CasaPound». Il riferimento è alle dichiarazioni con cui il capogruppo al Senato e commissario di Noi con Salvini nel Lazio ha caldeggiato la partecipazione del leader di Forza Italia e nelle quali – denunciano gli esponenti di Cpi - avrebbe manifestato freddezza sulla partecipazione del movimento alla manifestazione («non ci cambia la vita», ha spiegato). Certo, a far interrogare i militanti è stata, dal punto di vista politico, l’apertura a Berlusconi: «Come si può sostenere la battaglia contro l'Euro, contro l'immigrazione, dire di guardare al Fn di Marine Le Pen, e poi invocare la presenza di chi fino all'altro ieri governava (e oggi governa di nascosto) insieme a Renzi in Italia e insieme a Juncker e alla Merkel in Europa?». Secondo Cpi «non sono questi i presupposti tracciati dal segretario della Lega Nord ed è evidente che alcuni suoi dirigenti si rifiutino di ascoltarlo». In discussione da parte dei giovani poundiani non c’è allora il ruolo di Salvini («Continuo a tifare Salvini premier», ha rilanciato Di Stefano) ma chi nel Carroccio cerca di riportare il movimento alle sue origini territoriali e politiche: «Alcuni dirigenti della Lega Nord non gradiscono la nostra presenza, perché la nostra presenza vuol dire dare slancio al progetto nazionale di Matteo Salvini». Insomma, l’assenza a Bologna di CasaPound non si manifesta come una rottura ma come un segnale lanciato direttamente a Salvini da una della realtà che per prime ha scelto di dialogare con il Carroccio a trazione lepenista. Lo ha fatto contribuendo all’elezione di Mario Borghezio all’Europarlamento, e poi con la prova della piazza a fianco della Lea a Milano e - con un colpo d’occhio che non è sfuggito - a Roma. Ieri la pagina social di CasaPound è stata presa d’assalto da tanti militanti (molti anche leghisti) che hanno rilanciato le ragioni del «fronte identitario». E dalla Lega stessa è giunto un invito ai militanti di CasaPound a ripensarci: «Mandare a casa Renzi è più importante delle liti da condominio – ha scritto il deputato Gianluca Pini - Mi auguro una vostra massiccia presenza a Bologna».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.