La crisi morde ancora anche se gli italiani stanno ricominciando a spendere e a investire. È un quadro a due facce, un’Italia divisa a metà quella che emerge dai rapporti dello Svimez e dell’Acri in collaborazione con l’Ipsos. Il Sud arranca schiacciato da una crisi che non si allenta. Oltre la metà di chi abita nel Mezzogiorno (il 62%) guadagna al massimo il 40% del reddito medio di un italiano. Non consola che il Pil sia cresciuto dopo sette anni di valori negativi, di un misero 0,1%. La povertà assoluta in Italia, sia al Sud che nel Centro-Nord, è più che raddoppiata superando i 4 milioni di cittadini in gravi difficoltà economiche. Un trend che si spera possa essersi fermato, visto che nel 2014 la povertà assoluta ha smesso di crescere al Centro-Nord ed è leggermente diminuita nel Mezzogiorno. Nel secondo trimestre del 2015, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il numero degli occupati è cresciuto più al Sud (con 120 mila unità) che al Centro-Nord (con 60 mila unità). Il rapporto Acri-Ipsos presentato in vista della 91esima giornata mondiale del risparmio che si terrà oggi, rileva che una famiglia su quattro è ancora gravemente colpita dalla crisi e ben l'80% delle persone la ritiene grave. Ma nonostante ciò, quest'anno qualcosa è cambiato: dopo anni di buio, infatti, il pensiero quasi nascosto di molte persone sembra essere «la crisi c'è ma non per me». Il 2015, insomma, è percepito come l'anno della svolta e per la prima volta dopo 4 anni il numero dei soddisfatti della propria situazione economica supera quello degli insoddisfatti (55% contro il 45%). Mentre il sentiment nei confronti dell'euro rimane negativo, il mattone torna ad essere l’investimento per eccellenza. In aumento anche i consumi specie per telefonia, elettronica e alimentari. Nel corso di quest'anno un italiano su 20 dichiara di aver avuto un miglioramento del proprio tenore di vita e rispetto al futuro il numero dei fiduciosi è superiore a quello degli sfiduciati (26% contro il 13%). Un dato questo su cui incide particolarmente il recupero di fiducia tra i giovani di 18-30 anni per i quali il saldo tra ottimisti e pessimisti raggiunge i 23 punti percentuali, quasi il doppio dello scorso anno. È poi anche da notare che oggi più di 1 italiano su 3 è fiducioso sul futuro dell'Italia. Quanto all'Europa, invece, l'immagine è in chiaroscuro, nel senso che si continua a crederci ma la si vorrebbe diversa. E quasi 3 italiani su 4 restano insoddisfatti dell'euro. Il miglioramento del clima di fiducia si riflette anche sul risparmio. Per la prima volta dopo 4 anni il numero di persone che non vivono tranquille se non mettono da parte risparmi è superato da quello di coloro che risparmiano solo se ciò non comporta troppe rinunce: il 48% contro il 42%. Ma questo non significa che gli italiani non continuino a risparmiare: anche nel 2015, infatti, per il terzo anno consecutivo la quota di coloro che negli ultimi 12 mesi hanno effettivamente risparmiato cresce di 4 punti percentuali, passando dal 33 al 37%, ed è il dato più alto dal 2010. Mentre si assiste a segni di ripresa anche per i consumi, per quanto riguarda l'investimento ideale siamo di fronte alla riscossa del mattone. Nel 2006 la percentuale di coloro che vedevano nell'immobiliare l'investimento ideale era del 70% e, dopo esser scesa progressivamente al 24% del 2014, quest'anno è tornata di nuovo a salire, di ben 5 punti percentuali, al 29%.
Al Sud il reddito è la metà del Nord
Svimez: il 62% guadagna il 40% del livello medio degli italiani. Acri: per l’80% la crisi è grave
