«Gli faccio gli auguri, anche se le politiche della Merkel e di Bruxelles sono antiitaliane. Chiunque collabori con la Merkel non fa l’interesse dell’Italia». Non poteva essere più diretto Matteo Salvini che ieri, da Belluno, ha commentato così la rentrée di Silvio Berlusconi nell’agone europeo al congresso del Ppe con tanto di pace sancita con Angela Merkel. Una risposta, o meglio un aut aut, tutt’altro che in politichese sull’agenda che aspetta l’alleato Berlusconi, che in piazza «a Bologna, l’8 novembre, ci sarà – assicura Salvini - insieme alla Meloni e ad una marea di gente». Risposta, questa del segretario leghista, che segue le ripetute frecciatine che il Cavaliere ha dedicato nell’ultimo mese a Salvini: dalle primarie «che si fanno con le seconde linee», ai presunti complimenti a Salvini «bravo a parlare alla pancia della gente», fino alla questione immigrazione «che non si risolve con le ruspe». Risposta che precede ciò che Salvini ha spiegato a Giovanni Floris che gli chiedeva che se Berlusconi è o no il suo leader: «Stando ai dati sarei io il suo leader adesso...». Ma che cosa è successo al «Legaforzismo», all’intesa tra il successore di Bossi e il rifondatore di Forza Italia? Sembrano lontani – e pure si parla di soli due mesi fa – i tempi quando tra Matteo e Silvio si parlava di una sorta di «unione civile», perché si era d’accordo sul «90% del programma», tanto che Panorama titolava con il leghista in copertina «Sposiamoci». Certo, l’Europa restava e resta un punto dolente (Berlusconi non ha alcun interesse a farsi mettere sul muro dei cattivi uscendo dal Ppe, mentre Salvini non intende cedere lo scettro di anti-Merkel italiano) tra il segretario leghista e il leader di Forza Italia. Ma tra i due in questi mesi si è messo altro di mezzo: prima di tutto gli snervanti preparativi dei «vertici» tra i due (con la delusione che li accomuna del pessimo inizio campionato del Milan) dai quali emergono «totali sintonie» prontamente smentite dalle dichiarazioni successive; poi i sondaggi – o meglio, alcuni sondaggi - che non danno più il Carroccio così avanti rispetto a Forza Italia e che hanno incoraggiato il Cav a mettere in discussione l’Opa leghista sul centrodestra. A complicare le cose, infine, sono stati i rumor sull’assenza di Berlusconi alla manifestazione di Bologna, a cui avrebbe preferito la kermesse azzurra di Firenze, e – dopo la smentita - proprio l’abbraccio di Berlusconi ad Angela Merkel che rappresenta lo spauracchio per la piazza sovranista italiana. Eppure, sia per l’uno che per l’altro, non esserci altra strada che l’intesa in vista delle Amministrative, vere e proprie elezioni di mid-term: impossibile per il Cavaliere pensare di potere fare a meno della Lega Nord, difficile per «l’altro Matteo» pensare di poter rinunciare al radicamento del consenso berlusconiano, soprattutto da Roma in giù. Tra Matteo e Silvio, insomma, va così: troppo deboli per poter pensare di marciare disuniti, troppo ingombranti per stare insieme. A Bologna dovranno condividere la piazza e la cosa rappresenta un’opportunità e un rischio per entrambi. Berlusconi, da parte sua, non potrà accettare una presenza simbolica. A Salvini invece toccherà ciò che fino a questo momento è stato appannaggio di Berlusconi e che oggi fa bene Matteo Renzi: prendere tutto dagli alleati, concedere a loro il giusto. Con il Cav di mezzo non sarà facile.
Silvio e Matteo, rapporto difficile Ultimo scontro sul congresso Ppe
Il leader della Lega critica il rientro di Berlusconisulla scena Ue
