Politica

Riforma della Rai, via libera alla Camera

I sì sono stati 259 mentre 143 i no. Contrari M5s, Fi, Sel, Fdi, Lega. Entro novembre il ddl torna in Senato per l'approvazione definitiva. Ecco cosa cambia

L'aula della Camera, con 259 sì, 143 no e 4 astenuti, ha approvato il disegno di legge di riforma della Rai con alcune modifiche rispetto al testo del Senato. Il ddl, approvato da Montecitorio in tempi rapidissimi (un giorno di discussione in aula e due di votazioni) torna quindi in Senato per il via libera definitivo che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe arrivare entro novembre. A favore del ddl ha votato la maggioranza (Pd-Ap-Sc-Pi-Cd). Contrari M5s, Fi, Sel, Fdi, Lega. All'interno del gruppo Misto, la componente Ala dei verdiniani si è astenuta     Le modifiche introdotte Durante l'esame a Montecitorio, sono state introdotte alcune modifiche, tra cui una norma sulla trasparenza dei compensi dei dirigenti, ma solo se superano il tetto dei 200mila euro. La norma, però, non riguarderà le 'star'. La riforma introduce importanti novità in materia di governance della Rai: viene istituita la figura dell'Amministratore delegato, ma in un primo momento e nella fase transitoria, sarà il Direttore generale ad avere ampi poteri, tanto da essere stato definito il 'Super Dg'. Il Cda sarà più snello e non verrà più eletto dalla commissione di Vigilanza. Infine, il presidente sarà di garanzia. Resta la delega sul riassetto normativo di settore       Ecco i punti della riforma della Rai:   AMMINISTRATORE DELEGATO L'Ad è nominato dal Cda su proposta dell'assemblea dei soci, e quindi dal Ministero dell'Economia, e resta in carica per tre anni. Ma può essere revocato dallo stesso consiglio di amministrazione. L'Ad può nominare i dirigenti, ma per le nomine editoriali deve avere il parere del Cda che, se ha la maggioranza dei due terzi diventa vincolante. Vi è poi l'incompatibilità a ricoprire la carica di Ad della Rai per i membri del governo, fino a dodici mesi precedenti alla data della nomina   PRESIDENTE DI GARANZIA Viene introdotta la figura del presidente di garanzia. Il presidente viene nominato dal Cda tra i suoi membri, ma deve anche ottenere il parere favorevole della commissione di Vigilanza con i due terzi dei voti.   CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE Diminuisce il numero dei componenti del Cda, che passano da nove a sette, quattro dei quali vengono eletti dal Parlamento, due sono nominati dal governo e uno viene designato dall'assemblea dei dipendenti. Vengono inoltre previsti requisiti di onorabilità per i consiglieri, per i quali è previsto un tetto alle retribuzioni. Non possono ricoprire la carica di consiglieri di amministratore della Rai ministri, viceministri e sottosegretari e che abbiano ricoperto la carica nei dodici mesi precedenti alla data della nomina.   DIRETTORE GENERALE Le nuove norme sul Cda si applicheranno solo a partire dal primo rinnovo. Fino a quel momento, e nella prima fase transitoria, sarà il Direttore Generale ad avere maggori poteri, tanto da aver fatto discutere durante l'iter parlamentare sulla figura del 'super Dg', che svolgerà di fatto il ruolo di Ad.   TRASPARENZA CONTRATTI SOPRA 200MILA EURO Con un emendamento dei relatori all'artioclo 2 del ddl, viene introdotta una norma sulla trasparenza dei compensi nella Rai. Saranno infatti resi pubblici gli stipendi dei "soggetti, diversi dai titolari di contratti di natura artistica, che ricevano un trattamento economico annuo omnicomprensivo a carico della società pari o superiore a 200mila euro". Restano esclusi i compensi delle 'star'

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