Sul maxischermo c’è Beppe Grillo, durante una delle sue sparate di qualche tempo fa contro l’Expo: «Siamo a Rho, qui non c’è niente, ma chi volete che ci venga?». Sotto lo schermo c’è il presidente del Consiglio Matteo Renzi che commenta soddisfatto: «L’altro ieri il ventimilionesimo biglietto è stato venduto a Rho, in quel luogo. Le sfide si vincono e se qualcuno ce l’ha col governo, se la prenda con il governo, non con l’Italia». Matteo, ieri, dal Teatro Nuovo di Udine dove ha tenuto un lungo discorso, ha tirato la bordata diretta a quello che oggi sembra essere il suo avversario più forte. E non è stata l’unica, poco dopo il vicepresidente vicario del Pd della Camera, Matteo Mauri, ha dichiarato che i Cinque Stelle sono «solo capaci di fare sceneggiate ed esporre cartelli a favore di telecamere, di dire sempre no e cercare la polemica», mentre «noi abbiamo fatto riforme fondamentali». Grillo, dalla convention di Imola, annuncia di voler togliere il nome dal simbolo del partito. E ancora: «Se non riusciamo a soddisfare tutte le aspettative sappiamo già cosa fare io e Casaleggio: in 24 ore spariamo e lasciamo Di Maio e Di Battista. Tié». Dentro il Pd, intanto, tira aria di campagna elettorale, anche se Renzi assicura che si arriverà fino al 2018. «Abbiamo davanti - dice il presidente del Consiglio - due anni senza elezioni. Nel 2018, se vorrete potrete mandarmi a casa», ha aggiunto. Ieri, a Udine il premier si è giocato tutte le carte che ha in mano: «L’Italia sta viaggiando a gran velocità, ma non è ancora sufficiente. Dopo tre anni di recessione torna la crescita, l’occupazione riprende, anche i consumi interni danno segnali di ripresa». Ed è lanciatissimo sui cavalli di battaglia scippati a Berlusconi: «Leggo sui giornali la discussione se abbassare le tasse è di destra o di sinistra. Abbassare le tasse è giusto. Punto». Renzi ha proseguito aggiungendo: «Non è una questione ideologica, ma di buon senso. Gli italiani hanno pagato troppe tasse». Renzi ha anche rispolverato gli uccelli del malaugurio: «I gufi non sono quelli che parlano male di me o del governo, ma quelli che parlano male dell’Italia», con toni nazionalistici. «Vorrei - ha detto ancora - che tra due anni e mezzo quando si andrà a votare, comunque la si pensi, ognuno di noi possa dire: anch’io ho fatto qualcosa per il mio Paese». E ha anche precisato che «noi siamo un laboratorio e non un museo. Solo così potremo essere il Paese più forte del mondo», ha aggiunto. «Il mondo sta arrancando - ha detto con tono trionfale - l’Italia è ripartita. Ma in due anni dobbiamo restituire fiducia alle persone». «Io - ha aggiunto ancora - non dico che le cose stanno andando bene, ma sicuramente stanno andando meglio», ha proseguito. E poi un tema ripescato dal ventennio: «Siamo il Paese in Europa dove nascono meno bambini. Bisogna intervenire sull’occupazione femminile, detrazioni fiscali, asili, bonus a chi acquista case. Con il Jobs Act i numeri dei mutui sono schizzati. Ma il vero problema di questi anni non è stata la mancanza di norme. Il vero problema è che si è persa la fiducia per il futuro». E ha aggiunto che «l’investimento sulla paternità e la maternità non passa dalle norme, ma dalla nostra capacità di guardare con fiducia al futuro». «Se riuscissimo a crescere più della Germania anche nell’export, e i primi dati sono incoraggianti, saremmo in grado di costruire un futuro avvincente». Un discorso autocelebrativo, che ha guardato soprattutto ai risultati raggiunti: «I primi dati che arrivano sono positivi, anche se non li esaltiamo, ma oggi l’Italia riparte anche grazie a chi non si è mai fermato», ha detto ancora. «È compito di un presidente del Consiglio dire grazie a chi tiene alta la bandiera italiana nel mondo». E poi un messaggio al suo partito, con un tweet: «Diamo l’annuncio ufficiale: 11, 12 e 13 dicembre la Leopolda». Le parole di Renzi hanno voluto affermare in modo perentorio: «Noi andremo avanti, non ci fermeremo nonostante tutte le critiche che potranno arrivarci». Ma i colpi più forti, al governo, sono arrivati da sinistra: il leader della Fiom, Landini, ha detto che Renzi non vuole combattere l’evasione, fa politiche lontane da ciò che serve per lottare contro la povertà. «Oggi manca il lavoro, c’è disuguaglianza sociale. Chi lavora è povero e siamo in totale assenza di politiche tese a combattere la povertà».
Renzi sbeffeggia Grillo sull'Expo
Il premier mostra il video del discorso di Beppe: "Qui non verrà mai nessuno". Poi annuncia trionfante: "Abbiamo staccato il ventimilionesimo biglietto"
