Politica

Quagliariello sbatte la porta e lascia Ncd

Dimissioni da coordinatore, lo strappo è insanabile. Alfano: «Non trattengo nessuno»

«Rischiamo di diventare insignificanti, il partito si deve interrogare»: con queste parole Gaetano Quagliariello, padre fondatore del Nuovo centrodestra dà lo strappo e l’ultimatum ad Angelino Alfano. Ma è anche un addio. Quagliariello, per il momento, si dimette solo dal ruolo di coordinatore, ma la frattura, a guardarla da qualunque lato, appare insanabile. Il caso non coglie impreparato il gruppo Ap Ncd-Udc. Un po’ perché alle defezioni, ormai, il partito ha fatto il callo, un po’ perché i malumori non erano certo un segreto. L’ultimo territorio di scontro è stato quello delle unioni civili, con la decisione della maggioranza di procedere alla calendarizzazione del ddl. E per questo motivo Quagliariello ha scritto un tweet profetico, l’altro giorno: «È finita una fase». Ma è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il coordinatore del partito ha rassegnato le dimissioni dall’incarico contro il renzismo imperante, per divergenze sulla linea politica e fin dal dibattito sulle riforme era emerso il dissenso rispetto all’Italicum costruito per annientare, a suo giudizio, l’area moderata. Nella lettera in cui annuncia le dimissioni l’ex coordinatore chiede ad Alfano ad uscire dal governo. «Altrimenti fondo un gruppo al Senato». La risposta del segretario è telegrafica: «Non trattengo nessuno». Prosegue così l’emorragia del partito di Angelino, che però vuole «andare avanti». La domanda che tutti si fanno, senza troppi complimenti, è quante persone si porterà dietro Quagliariello. Facendo un po’ di conti e sentendo le voci di corridoio i senatori in uscita potrebbero essere otto più due o tre deputati. Così, in Senato, il governo si potrebbe trovare a contare gli spiccioli e i voti di Verdini & Co. diventerebbero indispensabili. Ma in casa Pd si ostenta tranquillità: c’è la certezza che i numeri dei transfughi saranno molto contenuti. Sui nomi c’è una girandola di ipotesi: Carlo Giovanardi si limita a dire di non sentirsi vincolato alla fiducia al governo Renzi. Antonio Azzollini respinge le allusioni, ribadendo di essere uno che non annuncia ma fa: e ora sta nel Nuovo centrodestra. Nico D’Ascola, un altro in odore di esodo, non si pronuncia, ma c’è chi ricorda che con la presidenza della Commissione Giustizia in ballo, lui, restando in maggioranza, sarebbe uno dei candidati naturali alla successione di Francesco Nitto Palma. Fra i malpancisti, oltre a Antonio Gentile, Roberto Formigoni (che smentisce con vigore), circola anche il nome di Andrea Augello, che però prescinde da Quagliariello, e ribatte: «Può uno che viene dall’Msi e poi da An aprire un dibattito sulla possibilità di allearsi con il partito di Renzi? Evidentemente no. Il mio impegno nell’alveo degli impegni assunti al momento della nascita di Ncd riguarda il periodo aperto con le riforme fatte finora e con l’approvazione della Legge di Stabilità. Un minuto dopo, esigerò chiarezza. Qualunque cosa facciano gli altri». Fuori dal recinto centrista in senso stretto (da Gal arriverebbe Stefano Caridi e forse un altro senatore). Per il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri «la decisione di Quagliariello ha una valenza politica ed evidenzia la necessità di un chiarimento complessivo nell'area alternativa alla sinistra. Se ci si definisce Nuovo centrodestra, non si può finire in una condizione di subalternità alla sinistra di stampo socialdemocratico». Fabrizio Cicchitto liquida la questione con una battuta: «C’è il rischio di una scissione dell’atomo...».

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