Chi credeva che con la votazione dell’Assemblea della Fondazione An fosse finita la querelle tra gli ex aennini si sbagliava di grosso. In queste ore, infatti, a margine delle interviste ufficiali di vincitori e sconfitti, anche sui social accuse e veleni reciproci spadroneggiano. Tra i temi più gettonati vi è un evergreen: il «tesoro» di An. Stavolta è stato uno dei punti inseriti nella mozione vincente - quella che ha sancito simbolo e costituente a Fratelli d’Italia - a far discutere. Un passaggio della mozione infatti, ha suscitato qualche dubbio tra le bacheche dei militanti critici con il responso dell’Assemblea. Esattamente il punto dove si impegna la Fondazione «a riconoscere in Fratelli d’Italia un significativo Movimento politico di riferimento condividendo con esso, nell’assoluto rispetto dei limiti di legge (ivi compresa quella relativa al finanziamento ai partiti politici), ogni azione utile a sviluppare i temi richiamati nell’articolo 2 dello Statuto della Fondazione». E, parallelamente, «a promuovere per almeno sei mesi una grande campagna di sensibilizzazione sui valori e sulle idee della destra», tra i quali «la grande campagna a difesa dei quattro milioni di famiglie di italiani poveri». Per qualche internauta ciò potrebbe significare una sorta di sponsorizzazione a FdI, proprio ciò di cui erano accusati i «quarantenni». Interpellato dal Tempo Ignazio La Russa smonta sul nascere la polemica: «Significa esattamente l’opposto. Nel rispetto della legge che vieta il finanziamento ai partiti, quando diciamo "condivide" significa che qualora la Fondazione decidesse di fare una campagna può chiedere consiglio, consultazione o un parere al Movimento ritenuto più vicino». Un esempio? «Una battaglia noi la portiamo in Parlamento e la Fondazione tra la società: questo significa un movimento di riferimento che non sarà ovviamente l’unico, ma con il simbolo che abbiamo è un obbligo difendere gli stessi valori. Il partito, cioè, svolgerà il ruolo che la Fondazione non può svolgere». Sull’altro punto - quello che riguarda le campagne di sensibilizzazione - abbiamo sentito l’opinione Maurizio Gasparri, che mesi fa aveva avuto qualcosa da ridire per i manifesti sull’anno almirantiano con il logo di An in piena campagna elettorale. «Sono favorevole, come ha scritto Veneziani, che questa fondazione diventi "Italia" – ha spiegato non a caso -. Detto ciò abbiamo appena sventato "l’assalto" alla cassaforte, il resto lo vedremo successivamente». Certo per Gasparri «il simbolo a FdI è chiaro che crei un po’ di sovrapposizione. Che qualche volta ci possa essere stata un po’ di confusione o un po’ di furbizia grafica su questo non c’è dubbio. Meglio sarebbe che quest’ente diventasse "Italia". Ne discuteremo quando sarà opportuno».
È ancora scontro sul «tesoretto»
Chi credeva che con la votazione dell’Assemblea della Fondazione An fosse finita la querelle tra gli ex aennini si sbagliava di grosso. In queste ore, infatti, a margine delle interviste ufficiali...
