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Politica

Stacchio e Zancan delusi: «Abbandonati dallo Stato»

Il benzinaio che ha sparato al rapinatore e il gioielliere: «Chiesa e governo sono assenti e impegnati in altro»

Si può «fare Italia» senza sicurezza? È la domanda che rimbomba dal palco di Atreju nel giorno dei racconti sull’Italia e sui lacci che troppe volte ne impediscono lo sviluppo. E quella del benzinaio Graziano Stacchio e del gioielliere Roberto Zancan è la storia dell’assenza dello Stato: due vite che si sono intrecciate indissolubilmente, con il primo che è intervenuto, armato, per sventare la rapina che ha coinvolto l’attività del secondo e una sua dipendente, uccidendo uno dei rapinatori. Da qui, al di là delle polemiche sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto Stacchio, è iniziata una querelle che ha diviso l’opinione pubblica sui drammatici eventi fra chi vi ha intravisto in questo gesto coraggioso il possibile inizio di un incontrollato far west e chi ha invece preso le difese dei due lavoratori. L’incontro con Stacchio e Zancan è stato caratterizzato da una forte partecipazione emotiva del pubblico di Atreju che li ha accolti con un fragoroso e lungo applauso per poi lasciarli a chiusura con un’affettuosa standing ovation. «Porto sul palco di Atreju il racconto di ciò che mi è successo, ma anche la solidarietà, inimmaginabile, che la stampa e la magistratura mi hanno dimostrato», ha spiegato Stacchio a Il Tempo . Il suo caso è diventato l’emblema della mancanza di sicurezza, soprattutto nel Nord Est. «Questa non sembra più la terra per cui hanno combattuto i miei avi», ha lamentato il benzinaio. «Invece di dare una medaglia a quest’uomo c’è chi gli rinfaccia di non essersi girato dall’altra parte», ha continuato non a caso il gioielliere. Dal punto di vista giudiziario, comunque, si va verso l’archiviazione per Stacchio. Nel frattempo quell’«Io sto con Stacchio», presente anche in sala sulle magliette di chi ha manifestato solidarietà al benzinaio, è diventato un motto di denuncia politica. «Abbiamo ricevuto sempre molta attenzione da Giorgia Meloni e Matteo Salvini – ha continuato il benzinaio - Il resto della politica è stato assente, il governo pare impegnato in altro. Ma ancor più difficile da accettare è l’indifferenza del clero, della Chiesa». Zancan ha sottolineato di aver trovato invece nei suoi concittadini diverse manifestazioni di vicinanza. «Non vogliamo processi in piazza dai buonisti solo per esserci difesi», ha tuonato determinato e incredulo. «Altri avevano il compito di difenderci», punta l’indice Zancan, che vuole chiarire come l’accaduto non è stata la conseguenza di una volontà personale ma il risultato della incuranza di chi avrebbe dovuto garantire la loro incolumità. «A questo punto lotto perché i miei figli non debbano andare via dall’Italia», ha concluso il gioielliere, mettendo a nudo una sensazione di smarrimento anche perché – ha confidato a Il Tempo - è arrivata la beffa con la negazione, da parte dell’assicurazione, della copertura sull’esercizio coinvolto. Risultato? «A queste condizioni abbiamo dovuto chiudere».

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