Per il Nuovo Centrodestra «è arrivata l’ora di scegliere, e io non voglio morire renziano». Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale Ncd divorzia da Angelino Alfano e sceglie Atreju per annunciare, davanti al consigliere politico di Berlusconi Giovanni Toti e al presidente del Pd Matteo Orfini, la propria, inequivocabile e definitiva, scelta di campo: il centrodestra. D’altronde - ricorda Quagliariello - il nome stesso («anche se brutto») del partito nato dalla scissione del Pdl evocava un preciso progetto politico: sostenere un governo di larghe intese per non tornare al voto e dare un esecutivo al Paese per fare le riforme, stabilizzare l’economia italiana e costruire al contempo una nuova architettura politica e tornare poi alle urne con uno schema chiaro nel centrodestra. Così se Orfini ancora saldamente il Pd alla socialdemocrazia e al centrosinistra, Quagliariello sottolinea come l’eventuale Partito della Nazione costuisce «un incubo» tanto per il presidente Dem quanto per tutti coloro che hanno creduto in Ncd come piattaforma per ricostruire un polo moderato alternativo alla sinistra. «Non saremo mai il Partito della Nazione, noi siamo la sinistra. Un partito plurale con un segretario, Renzi, che io non ho votato, ma che è il segretario di tutti. Il dibattito sull’identità del Pd si è chiuso quando ha aderito al Pse e questo delimita il campo: abbiamo scelto la sinistra, una sinistra moderna e riformista», sottolinea Orfini. E Quagliariello coglie la palla al balzo per staccarsi da quanti, in Ncd, teorizzano un’alleanza stabile con Renzi. «Questo è il momento per noi di scegliere anche alla luce della riforma elettorale che è stata approvata e non consente alleanze - dice il coordinatore nazionale Ncd - Se noi oggi rimaniamo alleati di un partito di sinistra che è molto più grande del nostro, non è che nel 2017 possiamo accorgersi di essere un partito di centrodestra. Oggi è il momento delle scelte». «Noi oggi - aggiunge Quagliariello - possiamo ancora andare dove ci portano il cuore e la ragione, se invece lasciamo passare il tempo avremo smarrito la nostra identità e sovranità e andremo solo dove ci porta Renzi. Non possiamo buttarla in caciara, per quel che mi riguarda, tra un’alleanza che al momento del voto non si può più concretizzare e il centrodestra, io preferisco stare nel campo del centrodestra, lì sono le mie radici. Siamo una minoranza nel centrodestra ma possiamo essere una minoranza orgogliosa. Quagliariello sottolinea: «Siamo a uno snodo, perché l’emergenza delle riforme sta finendo, il Paese riesce finalmente ad avere una riforma dello Stato che aspetta da 30 anni e si riverbera sull’economia: ci sono scelte da compiere e sarebbe strano se in Italia non ci fosse più un centrodestra a vocazione moderata, liberale e cristiana». Il campo, come ricorda Quagliariello, è però dissestato. Giorgia Meloni torna a invocare le primarie per scegliere il leader del centrodestra: «Ho sentito e letto di tutto: ticket scelti ad Arcore e ticket di altro tipo. Io dico: facciamo le primarie, chi vince guida la coalizione e il ticket automatico è costituito dai primi due classificati. Chiediamo agli italiani che vogliono mandare a casa Renzi quale modello scegliere». Giovanni Toti ricorda però che «il nostro leader è Berlusconi» che «non è il passato, ma il presente e il futuro». Anche se Forza Italia «ha il dovere di confrontarsi con le altre forze della coalizione» e aprire un «tavolo di confronto» su alleanze e candidati in vista delle amministrative. «Dobbiamo essere attrezzati per il futuro - spiega Toti - La coalizione deve darsi regole e sedersi attorno a un tavolo per trovare programma, definire i tempi, i modi e le persone. Io ho un approccio laico nei confronti delle primarie: non ne sono appassionato ma non sono neanche contrario. Le primarie servono se non si trova un accordo politico». Toti poi avvisa i fuoriusciti da FI che voteranno le riforme: «Cercano di allungarsi la vita, ma la loro vita politica è finita. Il ddl Boschi è fatto male, FI non lo voterà». Quanto a Roma, Toti boccia Alfio Marchini («Si è candidato a tutto, anche a premier. Non può essere che il primo che arriva decide»), tesi condivisa per FdI da Fabio Rampelli: «La sua origine è di sinistra e due anni fa voleva candidarsi col Pd, raccogliendo persino le firme per le primarie per poi rinunciare quando si è accorto che i big del Pd non lo avrebbero sostenuto».
Quagliariello molla Alfano: "Non morirò renziano"
Il coordinatore nazionale Ncd: "È arrivata l’ora delle scelte". Toti boccia Marchini e chiude ai fuoriusciti di FI: sono morti
