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Politica

Il ruggito di Berlusconi: "Il leader sono ancora io"

Il Cav intervistato ad Atreju non abdica e rilancia «Serve un capo carismatico. E se mi specchio...»

Le primarie? «Se c’è un leader carismatico non servono». La guida per il centrodestra? «Qualche volta guardandomi allo specchio...». La «versione di Silvio» sul cantiere pazzo del centrodestra è questa: sul metodo, se non c’è l’accordo se ne può discutere, sul leader un po’ meno. Ma alla fine il jolly lo gioca in chiusura la padrona di casa Giorgia Meloni quando lancia la sua proposta: «Presidente Berlusconi, scendiamo in piazza tutti insieme. Così come abbiamo fatto nella storica manifestazione del 2 dicembre in piazza San Giovanni a Roma, ripartiamo dalla gente e dalle idee, non dai nomi».   IL RITORNO DEL CAV «Sono arrivato un po’ in ritardo, ma è colpa di Renzi». E non di Ignazio Marino? Gli chiedono dalla platea. «Preferisco Renzi perché mi è più simpatico del sindaco». Parola mantenuta, insomma. Dopo quattro anni di assenza Silvio Berlusconi ritorna in campo ad Atreju e, dopo diverso tempo, si presenta in carne e ossa a un evento politico. Niente telefonata fiume, quindi, ma un’ora serrata dove tra stoccate ai malpancisti, peana per Putin («non è un comunista») e stop alle voci sui vari ticket, il leader di Forza Italia riafferma come «anche così come siamo conciati, siamo noi la maggioranza politica nel Paese». «Non sono qui a parlare di politica ma a mantenere la parola data...», esordisce davanti a un pubblico che non lo accoglie con lo stesso entusiasmo di un tempo, accennando addirittura qualche sparuto fischio. Intervistato da Nicola Porro, Berlusconi ammette, come espediente, di non aver «molte cose buone da dire a questi ragazzi. Dobbiamo ricordare anche a loro che oggi in Italia non siamo in una democrazia, viviamo in un Paese in cui per la terza volta c’è un governo non eletto dal popolo, un governo che si poggia su una maggioranza estorta alle elezioni con trucchi elettorali», mentre a Palazzo Madama «ci sono 32 senatori che hanno tradito il mandato elettorale».   ADDIO TRANSFUGHI Proprio gli addii di queste ore in direzione governo vengono salutati però come una liberazione dal Cavaliere: «Per quelli che se ne vanno: "Evviva, deo gratias". Tutti i mestieranti della politica che non fanno politica per passione, come un servizio per lo Stato, finalmente sono scesi da Forza Italia che hanno considerato come un taxi». Certo, anche per questo motivo Berlusconi non sembra credere a una fine anticipata della legislatura: «Dobbiamo impiegare i due anni che ci separano dalle elezioni per convincere gli italiani delusi e sfiduciati ad andare a votare per dare al centrodestra una grande maggioranza e per realizzare quella rivoluzione liberale che volevamo fare». Per fare cosa? Il programma lo tira fuori dal taschino della giacca, ed è «quello liberale di sempre, che ha due "meno" e tre "più": meno tasse; meno Stato; più aiuto a chi ha bisogno; più sicurezza per tutti; più garanzie per ciascuno».   MA QUALI PRIMARIE Per Berlusconi il cantiere del centrodestra è ancora aperto. Problema principale, per lui, è il fatto che l’opposizione in Parlamento non ha il suo leader, «che è quel Berlusconi, indicato dagli elettori alla presidenza del Consiglio, fatto fuori da mezzi non della democrazia, ma da una sentenza ignobile, incredibile, che lo ha buttato fuori dal Senato». E Salvini? «Chapeau al modo in cui sa parlare alla pancia della gente» ma sul tema dell’immigrazione «sono meno d’accordo: lui pensa di risolvere il problema con le ruspe, ma non è così facile». Che fare allora? Meloni, Salvini e Fitto propongono le primarie. «Sono uno strumento plausibile se non c’è un capo carismatico - ribatte l’ex premier - e se ci sono solo seconde file». Se non è una mezza bocciatura di tutti i ticket alternativi, poco ci manca.   IL CONTROCANTO DI GIORGIA L’ultima parola, però, spetta a Giorgia Meloni. Nessun siparietto goliardico né scambio di battute, ma una richiesta politica precisa. «Sono stata spesso critica con lei - dice al Cav - ma vedendo questi servi che abbiamo oggi non posso che spezzare una lancia in suo favore, e non pensare a quando avevamo un governo sovrano, il nostro». Detto ciò al leader di FI chiede come punto chiave del programma meno Europa e più Italia. E chiede «come si possa conciliare tutto ciò con la permanenza di FI nel Ppe». Infine restituisce la stoccata sulle primarie: prima o seconde file? «Facciamolo scegliere agli italiani».

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